La festa del peperone censura Bella Ciao

Il vicesindaco di Carmagnola: non cantatela. E il Coro Moro se ne va


Pubblicato il 11/09/2017
Ultima modifica il 12/09/2017 alle ore 07:31

Cantare Bella Ciao alla Fiera Nazionale del Peperone? Assolutamente inopportuno. Almeno per alcuni esponenti dell’amministrazione di centrodestra. La polemica è iniziata lo scorso 2 settembre, quando i Kakchupa, gruppo che ha partecipato all’ultimo Concertone del Primo maggio a Roma, ha inserito la canzone simbolo della Resistenza fra i bis. Da palazzo civico sarebbe partita una telefonata di «rimprovero», ma querelle non si è fermata. Ieri sera, domenica 10 settembre, i ragazzi del Coro Moro avrebbero dovuto esibirsi in piazza Sant’Agostino, ma il concerto è stato cancellato. Secondo la ricostruzione della band avrebbero ricevuto dal vice sindaco di Carmagnola la richiesta esplicita di non cantare Bella Ciao, da sempre nel loro repertorio. 

 

«L’ultima volta abbiamo chiamato l’amministrazione alle 18 e ci hanno confermato il divieto, allora abbiamo deciso di non andare a cantare, forse questa canzone fa ancora paura» – dice Luca Baraldo, uno degli ispiratori del CoroMoro e oggi coordinatore del progetto. Il rifiuto di salire sul palco è stato condiviso all’unanimità da tutti i ragazzi (oggi il CoroMoro è composto da sette componenti di colore e da tre italiani) che hanno deciso pure di rifiutare i 600 euro di cachet. «Ci avrebbero pagato ugualmente, l’importante è che non uscisse la notizia» - evidenzia ancora Baraldo. Tra l’altro con il vice sindaco di Carmagnola ha anche parlato il senegalese Aliou Sabaly, spiegando che i ragazzi conoscono bene il significato della canzone. 

 

 

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