Asti invasa per il Festival delle Sagre, in migliaia alla sfilata e in piazza nonostante la pioggia


Pubblicato il 11/09/2017
ASTI

Ad Asti, il Festival delle Sagre è più forte del meteo. Sabato sera sotto la pioggia, le 41 Pro loco astigiane sono scese in piazza per cucinare e servire oltre 80 ricette della tradizione. Dopo una cena un po’ sotto tono rispetto al passato, domenica a pranzo il recupero grazie al tempo più clemente: migliaia e migliaia di persone hanno affollato il più grande ristorante a cielo aperto d’Europa.  

 

Nelle cucine quintali di materie prime. Impossibile citarli tutti, ma gli esempi sono tanti: il quintale di cervella per il fritto misto di Portacomaro, le migliaia di uova di Montiglio da cuocere al tegamino, i 50 chili di bagna cauda per condire le lasagnette di Castello d’Annone, i 200 chili di lingua in salsa verde del Palucco, i 7 quintali di farina utilizzati da Cessole per le frittelle, i 200 chili di polenta nella casetta di San Marzanotto.  

 

Ma sono solo una piccola parte dei quintali di ingredienti utilizzati per antipasti, primi, secondi e dolci: piatti diversi, ma tutti cucinati da mani appassionate e sapienti.  

 

Momento atteso della domenica, il corteo contadino. Messa a rischio dalla pioggia che ha continuato a cadere fino alle prime ore del mattino, la sfilata non si è fermata, caparbia come i suoi contadini: con oltre 3 mila figuranti ha portato nelle vie del centro la storia delle campagne. Un museo vivente dove ogni personaggio “racconta” e interpreta, curato nel dettaglio e con passione.  

 

Ci sono le feste della leva e quelle di Carnevale con balli e canti, ci sono processioni e santi, osterie e feste, mercati e scuole. Ci sono i migranti verso “la Merica”, l’esodo verso la fabbrica, la fiera del bue grasso, la scuola di ricamo e il ballo a palchetto dove si danza e suona davvero. Ci sono momenti di vita delle campagne e coltivazioni di prodotti tipici: uva e vino, pesca limonina, canapa, peperoni, nocciole, zucche e ciliegie. Mestieri di una volta e giochi di un tempo, dal pallone al bracciale al tiro alla fune.  

 

Tutto creato con abiti e attrezzi storici, auto d’epoca, animali. In sfilata spesso ci sono intere comunità fatte di generazioni diverse, dai più piccoli ai nonni. I più anziani non rappresentano, sono la tradizione.  

 

Poco importa degli anni: sfilano con orgoglio, con il piglio ostinato dei contadini, conservando animo e sorrisi da ragazzi. C’è chi siede sui carri, chi guida con abilità i trattori “a testa calda”, chi percorre a piedi tutta la sfilata nonostante il passare del tempo. Con loro ci sono figli, nipoti e spesso pronipoti. Età diverse, unico spirito: l’orgoglio di tramandare tradizioni e storie che sono memoria e forza di un territorio. 

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