Mortara, i rifiuti bruciano ancora: il rogo partito da un capannone

Rientrato l’allarme diossina, le indagini si concentrano sulla gestione del materiale

Le squadre di vigili del fuoco sono al lavoro da cinque giorni per spegnere l’incendio


Pubblicato il 11/09/2017
novara

Si lavora incessantemente da cinque giorni per spegnere l’incendio alla «Eredi Berté» di Mortara. Ancora ieri, dai cumuli di rifiuti speciali si levavano fiamme, oltre al fumo che rendeva l’aria irrespirabile nei dintorni, nella zona industriale ma anche in un quartiere residenziale di villette a poche centinaia di metri di distanza.  

Nemmeno la pioggia caduta sabato sera e poi ancora ieri mattina presto e nel tardo pomeriggio è bastata a domare l’enorme rogo. L’allarme per le emissioni tossiche era arrivato fino al Novarese, prima nei comuni della Bassa, a ridosso della Lomellina, poi a Novara dove giovedì l’aria si è impregnata di odore di plastica bruciata.  

 

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Ora l’attenzione delle squadre di vigili del fuoco (quattro quelle ancora sul posto nel pomeriggio) è concentrata su un grande capannone nella parte retrostante dello stabilimento, pieno di rifiuti indifferenziati interessati dall’incendio. A causa del calore la struttura è lesionata e il tetto è crollato, per cui è impossibile entrare: le operazioni di spegnimento devono avvenire da fuori, con potenti getti d’acqua verso le aperture: ci vorranno ancora giorni. Secondo i primi accertamenti il rogo dovrebbe essere scaturito proprio dal capannone per poi propagarsi ai rifiuti stoccati, evidentemente senza soluzione di continuità, sul piazzale esterno.  

 

 

 

 

Un’enorme discarica in cui, secondo l’autorizzazione rilasciata nel 2015 dalla Regione, i rifiuti da avviare al recupero avrebbero dovuto essere messi in riserva «secondo una suddivisione in tipologie omogenee», con precisi limiti quantitativi. 

Invece negli ultimi tempi la montagna ha continuato a crescere, di pari passo con il crollo dei fatturati dell’azienda, scesi tra il 2011 al 2015 da 10 a 2,7 milioni di euro. Proprio mercoledì era in programma un’ispezione dell’Arpa, la prima da quando la competenza per i controlli era passata alla Regione. La ditta era stata preavvertita da circa una settimana. La verifica avrebbe evidenziato, quanto meno, il fatto che i rifiuti speciali erano ammassati in modo indifferenziato. Il personale incaricato era già in viaggio per Mortara quando è stato avvisato del rogo.  

 

Sembra inoltre che quell’ispezione fosse stata già rinviata un mese fa, perché poche ore prima il titolare, Vincenzo Bertè, 50 anni, anche in quel caso aveva avuto un malore ed era all’ospedale. Elementi su quali sono al lavoro i carabinieri e i tecnici dell’Arpa, che come ufficiali di polizia giudiziaria partecipano all’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore di Pavia Paolo Mazza. Le scuole riapriranno oggi alla luce dei dati sui livelli di diossina comunicati sabato dall’Arpa. Nelle prime 24 ore erano poco sopra la soglia: 0,50 e 0,44 picogrammi al metro cubo nelle prime due centraline, rispetto al limite di 0,30. 

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