Nel nome del popolo italiano: per ricordare ma non nel solido modo. Ottimo lavoro
Nel nome del popolo italiano: per ricordare ma non nel solido modo. Ottimo lavoro
12/09/2017

Dice Piercamillo Davigo, ricordando i 27 magistrati uccisi in Italia all’epoca del terrorismo: «Chi li uccideva pensava, colpendo loro, di colpire lo Stato. Ma si sbagliavano, perché spesso dietro di loro lo Stato non c’era proprio». Terribile. Lo dice, Davigo, durante il docu-film dedicato a Vittorio Occorsio, ma il pensiero potrebbe valere per tutti e quattro i protagonisti della bellissima serie, produzione Anele, su Rai1, «In nome del popolo italiano»: oltre a Occorsio, Piersanti Mattarella, Marco Biagi e Natale De Grazia, il magistrato, il politico, il giuslavorista, il militare, quattro vite vissute in difesa di democrazia, legalità, integrità, e finite con la morte violenta. Sono ritratti originali, a partire dalla sigla, disegni di Lucamaleonte, writer romano del 1983. Per ognuno di loro, un regista e un narratore-attore diverso: Gianfranco Pannone con Gianmarco Tognazzi, Occorsio; Maurizio Sciarra con Dario Aita, Mattarella; Gianfranco Giagni con Massimo Poggio, Biagi; Wilma Labate con Lorenzo Richelmy, De Grazia. Ne è nato un lavoro particolare fin nella messa in onda: quattro sere di seguito, purtroppo nella notte, soprattutto nel giorno di Pavarotti. 

Per dipingere i ritratti si intervistano familiari, testimoni, colleghi, tutti assolutamente antiretorici. La narrazione non è quella classica del documentario, ma nemmeno quella del cinema: è un’elaborazione nuova, un racconto da seguire attenti, perché i registi si permettono ellissi narrative e salti cronologici. Gli attori interagiscono con gli intervistati, nel ruolo di loro stessi. I familiari di Marco Biagi, a esempio, non parlano, lasciando parlare le immagini di tanti privati video amatoriali: fondamentale diventano il ruolo di Massimo Poggio, ciclista come lo era Biagi, e della bici. I docu-film hanno chiaramente ricordato che alcune persone fanno la differenza: senza di loro, le cose cambiano. 

Cambiamenti (apparenti) nel ritorno di «Camera Cafè» con Luca e Paolo (ma anche la new entry Serena Autieri, molto carina), che sempre su Rai2 hanno debuttato pure con «Quelli che il calcio». L’azienda è stata comprata dai cinesi, ma l’approccio dei due alla vita impiegatizia è solido e fedele: lavorare il meno possibile, essere umili con i forti e arroganti con i deboli. Che tristezza: ma chi ha un posto è meglio della satira che lo rappresenta. 

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