Finti infortuni sugli sci: in 26 a giudizio per truffa

Tra gli imputati il responsabile delle studio medico di Bardonecchia

L’inchiesta coinvolge molti sciatori che nella stagione 2014-2015 hanno utilizzato gli impianti di Bardonecchia gestiti dalla Colomion Spa


Pubblicato il 12/09/2017
Ultima modifica il 12/09/2017 alle ore 07:32
TORINO

Trentaquattro capi d’imputazione e ventisei imputati accusati di truffe sulle sci. Tra questi, il legale rappresentante dello Studio Medico Gran Madre di Bardonecchia, il dottor Valter Tomassone e un suo collaboratore, Francesco Giacalone. Il pm Emanuela Pedrotta ha chiesto per tutti il rinvio a giudizio, con l’accusa di aver truffato la compagnia Reale Mutua Assicurazioni, denunciando infortuni «fantasma» sugli sci o sfruttando incidenti realmente accaduti ma «avvenuti in circostanze e momenti diversi da quelli denunciati». L’udienza è stata fissata al 23 novembre, di fronte dal giudice Ambra Cerabona.  

L’INDAGINE

Era stata la Guardia di Finanza di Bardonecchia a scoperchiare il caso degli skipass assicurati in vendita sugli impianti gestiti dalla Colomion Spa, dopo una denuncia della Reale Mutua. I fatti al centro dell’inchiesta risalgono alla stagione 2014-2015.  

I finanzieri, esaminando i passaggi ai tornelli degli impianti, avevano scoperto alcune anomalie legate alla vendita degli skipass assicurati, quelli che garantiscono una copertura in caso di infortunio durante le discese. Skipass più costosi, ovviamente, delle altre tessere prive dell’opzione assicurativa. E gli sciatori infortunati si erano tutti rivolti alle cure delle Studio Medico Gran Madre, che a sua volta ha fatturato alla Reale Mutua il costo delle prestazioni, ognuna per un importo di 352 euro. Secondo gli accertamenti della finanza, i «furbetti degli sci», che non avevano acquistato lo skipass assicurato e poi si erano infortunati sulle piste, avrebbero partecipato alla truffa, in concorso con il medico, acquistando successivamente una tessera con assicurazione per ottenere un risarcimento. Ma così facendo, hanno accertato gli investigatori, gli infortuni erano avvenuti in circostanze «diverse da quelle denunciate, segnatamente in luogo e orario diverso». Tomassone, difeso dall’avvocato Michele Galasso, è stato indicato «come ideatore e istigatore della condotta fraudolenta».  

I TURISTI SOTTO ACCUSA

Molti sciatori sotto accusa sono torinesi, alcuni sono pugliesi, liguri, laziali. Tutti rispondono di imputazioni «fotocopia», in quanto avrebbero commesso condotte illecite simili. In aula saranno rappresentati da una nutrita schiera di avvocati. Tra gli episodi contestati, il caso della signora di Genova (difesa dall’avvocato Roberto De Sensi) che ha acquistato uno skipass assicurato di 5 giorni, infortunatasi nel marzo 2015. C’è il caso dello sciatore di Bari possessore di un abbonamento stagionale. Caso simile a quello dello sciatore di Rieti, (assistito dall’avvocato Luigi Del Vento), che nel dicembre 2014 ha denunciato un infortunio avvenuto però «in circostanze diverse». Un capo di imputazione riguarda un falso commesso dal dottor Giacalone, assistito dall’avvocato Matteo Bonatti, che avrebbe «attestato falsamente un referto medico» vistando uno sciatore. Nel compilare i documenti avrebbe riscontrato una contusione «al gomito destro» che lo sciatore in questione «non aveva riportato». 

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