Mediobanca, Pirelli dà l’addio al patto dei grandi soci

Entro due anni si scioglierà l’accordo tra i principali azionisti
ANSA

Alberto Nagel e Marco Tronchetti Provera


Pubblicato il 12/09/2017
milano

La Pirelli esce dal patto parasociale di Mediobanca e con ogni probabilità si prepara a mettere sul mercato la sua storica partecipazione nell’istituto fondato da Enrico Cuccia. Uno degli azionisti più importanti di quello che un tempo era il crocevia della finanza italiana - e di cui oggi con l’ad Marco Tronchetti Provera esprime un vice presidente - approfitta dunque della finestra, che si chiude il 30 settembre, per fare un passo indietro dal patto in scadenza a fine anno. 

 

Ma la sua uscita, che giunge alla vigilia del ritorno a Piazza Affari dopo la clamorosa Opa cinese, segna anche l’ennesimo e più importante punto di svolta del sistema di governo della banca guidata da Alberto Nagel. Un processo che accompagnerà, nel giro di un biennio, lo stesso patto di sindacato verso lo scioglimento per dare il via a una nuova stagione in cui, a decidere la lista per il rinnovo dei vertici - già dal 2020 - non saranno più i grandi soci ma lo stesso consiglio di amministrazione.  

 

Il primo passo ci sarà il 22 settembre, quando si riunirà l’assemblea dei partecipanti al patto di Mediobanca, presieduta da Angelo Casò. Sarà il momento per prendere atto della decisione di Pirelli, dovuta da un lato agli sconvolgimenti nell’azionariato (il peso cinese sarà rilevante anche dopo l’Ipo) e a quanto si dice anche alla volontà, in vista della quotazione, di fare cassa per ripagare l’indebitamento da oltre 4 miliardi. Con l’uscita della società guidata da Tronchetti, il patto di Mediobanca dimagrirà dell’1,79% e passerà dunque dall’aggregare l’attuale 30,69 a poco meno del 29%, se contiamo altre probabili (piccole, in percentuale) uscite. Ma resterà ben sopra il 25% posto a condizione per il suo rinnovo automatico, previsto per un altro biennio. Probabilmente l’ultimo. Il 22 settembre inoltre l’assemblea dei grandi soci - dove i due principali sono Unicredit con l’8,46% e la Financière du Perguet di Vincent Bolloré, con il 7,91% - procederà alla redazione della lista di maggioranza da presentare all’assemblea della banca in calendario il 28 ottobre. 

 

 

Sarà questo l’esordio del nuovo statuto, votato un anno fa, che introduce in Piazzetta Cuccia il sistema monistico (un unico consiglio ma senza collegio sindacale) alleggerendo anche l’organo di governo: da 17 i consiglieri diventeranno 15, con due posti riservati alle minoranze, e dunque ai rappresentanti dei fondi. In generale la stella polare che si vuole seguire è la Bce e le migliori pratiche di governo societario da lei raccomandate. Scontata la riconferma dei vertici: da Renato Pagliaro, presidente, ad Alberto Nagel, amministratore delegato. Insieme a loro, tra i dirigenti della banca, resterà in consiglio anche il direttore generale Francesco Saverio Vinci. Ma non saranno ricandidati Alexandra Young e Gianluca Sichel. Ci saranno almeno nove riconferme per dare continuità alla gestione ma anche più indipendenti, che saranno in maggioranza. Molti uscenti (come Gilberto Benetton, che ha raggiunto i limiti d’età) saranno sostituiti da consiglieri indipendenti. Lo stesso accadrà con Tronchetti che, ovviamente, saluta il cda. Unicredit, dopo l’uscita di Marina Natale, resterà con le confermate Elisabetta Magistretti e Maurizia Angelo Comneno. Due rappresentanti anziché tre: sarà così anche per Bolloré che dovrebbe confermare sua figlia Marie (se risponderà ai requisiti Bce) ma non Tarak Ben Ammar e probabilmente nemmeno Vanessa Labérenne.  

 

Cambiano i meccanismi, in vista della vera svolta. Che arriverà alla prossima scadenza del cda, tra tre anni. A quel punto, venuto meno il patto di sindacato, l’esito del processo in corso sarà una lista messa a punto dallo stesso cda e formata da indipendenti. Un modello molto simile a quello che Jean Pierre Mustier vuole introdurre in Unicredit: un sistema di governo in linea con le grandi banche europee, e tipico delle società a capitale diffuso. Segno che l’era dei grandi soci va velocemente verso la sua conclusione. La stessa Unicredit ha sempre dichiarato di non considerare strategica la quota di Mediobanca, piuttosto disponibile alla vendita quando il titolo raggiungerà il livello adeguato. Farà lo stesso Bolloré? Con l’addio di Pirelli, che ha una quota ben più piccola ma comunque segnaletica, si può dire che la disgregazione di quel mondo che in molti chiamavano «salotto buono» è entrata con decisione nella sua parte finale. Quella dove le relazioni conteranno meno, e a prevalere saranno i risultati. 

 

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