Il vescovo va controcorrente: “Pochi preti? Sono anche troppi. Ora la comunità deve interrogarsi”

Monsignor Gallese: cerchiamo di capire qual è la massa critica di fedeli per fare parrocchia

Il vescovo di Alessandria Guido Gallese (foto di Albino Neri per La Stampa)


Pubblicato il 12/09/2017
Ultima modifica il 12/09/2017 alle ore 18:33
ALESSANDRIA

Un testo che può essere letto tradizionalmente, dal primo all’ultimo paragrafo, o in modo «trasversale», seguendo tre percorsi tematici evidenziati da frecce colorate. Una modalità, quest’ultima, suggerita soprattutto nel caso di riflessioni in parrocchia, nei gruppi ecclesiali, in serate di approfondimento. È la terza lettera pastorale del vescovo Guido Gallese, scritta nel solco del magistero degli apostoli a cinque anni dal suo arrivo nella diocesi di Alessandria.  

 

Nella lettera, il vescovo annuncia anche l’avvio della sua prima visita pastorale, che toccherà tutte le parrocchie. Ieri, presentando il documento, monsignor Gallese ha spiegato che le modalità e i dettagli saranno messi a punto nelle prossime settimane con i sacerdoti. Sarà comunque «un agire insieme per il rilancio di quello che già c’è e sarà una visita nel segno dell’ordinarietà, con il vescovo che partecipa a qualcosa della vita della parrocchia stessa». Monsignor Gallese si propone di arrivare nelle comunità «non come un ospite importante, ma come uno di casa». Aggiunge: «Ad esempio, gradirei tenere un incontro di iniziazione cristiana con i fanciulli».  

 

QUATTRO TEMI  

La visita pastorale è uno dei quattro temi della lettera. Gli altri sono: «frutti», «comunità e discernimento» e «Gesù (ovvero la salvezza, ovvero la vita affettiva». Il vescovo prende spunto dal noto brano evangelico di Matteo in cui si racconta di Gesù che cammina sulle acque. Commentandolo, attraverso una serie di interrogativi invita sacerdoti e laici a riflettere sul senso del proprio essere cristiani, toccando temi quali la preghiera, il senso della vita, la speranza, la fede, la presenza di Gesù, il significato dell’essere cristiano.  

 

Dalla lettera pastorale non arrivano esplicite indicazioni o orientamenti sull’attività futura in diocesi. Ma tanti stimoli a meditare, a confrontarsi. L’obiettivo è di fare sì che la comunità cristiana di Alessandria la rielabori, la discuta con i propri sacerdoti e con il vescovo, «poi nasceranno le iniziative». Le prime occasioni di confronto saranno con il Consiglio diocesano permanente (preti e laici, i più stretti consiglieri del vescovo), il Consiglio presbiterale (l’assemblea dei preti: si riunirà a fine mese), il Consiglio pastorale diocesano (rappresentanti di sacerdoti, laici, movimenti), la Consulta delle aggregazioni laicali. «Inoltre - ha aggiunto Gallese - continueranno per il quarto anno gli incontri di discernimento comunitario col vescovo». 

 

I NUMERI  

La diocesi di Alessandria ha 75 parrocchie e i sacerdoti attivi sono 45-50, i seminaristi sono solo 4 (uno dei quali è diacono) e un giovane si prepara ad affrontare gli studi teologici. Pochi preti, allora? «Non è un male quello che sta succedendo - risponde il vescovo a margine della presentazione -; anzi, confermo quanto ho già sostenuto: siamo in esubero. Nelle Missioni, ad esempio, c’è un sacerdote per 30 mila parrocchiani». Secondo monsignor Gallese, il discorso va centrato non tanto sui sacerdoti, ma sulla comunità, «poco disposta a mettersi in gioco, a instaurare relazioni forti». Aggiunge: «Dovremmo anche interrogarci su qual è il numero fisiologicamente corretto di abitanti per una parrocchia. Da parroco, con un confratello seguivamo 6 parrocchie di 300 abitanti, mettendo insieme una comunità di 1800 persone, le attività sono rifiorite». Insomma, una questione di «massa critica». E il vescovo accenna al problema nella sua lettera: «Chiedo al vostro discernimento dei criteri per aiutarmi a identificare la massa critica». 

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