Stop agli spericolati nel traforo del Monte Bianco

Il capo della polizia Gabrielli in visita: “L’indagine sul vallo di La Saxe? Esiste il reato di calunnia”


Pubblicato il 12/09/2017
Ultima modifica il 12/09/2017 alle ore 12:58
courmayeur

«Il traforo del Monte Bianco è un’infrastruttura importante e strategica, non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa». Lo ha detto ieri mattina Franco Gabrielli, capo della Polizia di Stato, arrivato a Courmayeur per l’inaugurazione della nuova sede della polizia stradale, spostatasi - già alla fine dello scorso dicembre - dagli uffici di Entrèves a quelli situati a due passi dall’imbocco del tunnel. L’importanza del traforo è confermata dai numeri: tra dicembre e agosto la polizia stradale di Courmayeur, diretta dal comandante Omar Jerusel, ha identificato 6310 persone, ha controllato 1852 veicoli leggeri e 2373 mezzi pesanti, elevando 931 infrazioni. Come spiega Jerusel, calano le infrazioni per eccesso di velocità perché da alcuni mesi nella galleria, invece dei tradizionali autovelox, è operativo il sistema «Tutor» che fa scattare le multe basandosi sulla velocità media invece che su quella istantanea.  

 

L’inaugurazione di ieri è stata anche l’occasione per scoprire una targa dedicata a Mario Turco, agente della stradale di Aosta che nel 1962 ha perso la vita in servizio proprio sulle strade di Courmayeur: «Il sacrificio di uno dei nostri - ha detto Gabrielli alla presenza della moglie di Turco e del nipote, anche lui entrato in polizia - che ha donato la vita nell’interesse del Paese e della collettività». 

 

Gabrielli in Valle era stato appena tre mesi fa, in occasione della Festa dell’Autonomia per la cerimonia di consegna dell’onorificenza di Chevalier de l’Autonomie al poliziotto Federico Pellegrino, campione del Mondo di sci nordico. «Il ritorno del capo della polizia - ha commentato il questore di Aosta Pietro Ostuni - è per noi un orgoglio e il segno della sua attenzione verso il territorio».  

 

Il nome di Gabrielli, peraltro, aveva già incrociato le vicende valdostane tre anni fa quando, nelle vesti di capo della Protezione civile nazionale, aveva coordinato gli interventi per la frana di La Saxe. Sull’inchiesta aperta dalla procura di Aosta, nata da un esposto e relativa alla realizzazione del vallo di protezione, in cui sono indagate 9 persone tra cui l’ex presidente della Regione Augusto Rollandin e il dirigente regionale e commissario per l’emergenza Raffaele Rocco, il capo della Polizia si è limitato a dire che «per quanto ho potuto verificare quando ricoprivo quel ruolo in Protezione civile l’intervento non ha avuto alcuna irregolarità. C’è un’inchiesta e aspetteremo gli esiti. Ognuno è libero di fare le segnalazioni alla magistratura che ritiene opportune. Esiste comunque anche il reato di calunnia». 

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