Devoto Oli, un nuovo vocabolario tra “ciaone” e “schiscetta”

A cinquant’anni dalla prima edizione, esce un volume, anche in versione digitale, che unisce neologismi gergali a un ritorno al linguaggio alto


Pubblicato il 12/09/2017
Ultima modifica il 12/09/2017 alle ore 20:25
milano

Ciaone. Schiscetta. Webete. Nel nuovo dizionario 2017 compaiono anche questi vocaboli di derivazione gergale e dal mondo dei social network. Eppure, su 427mila parole presenti nel lessico italiano, solo 2mila vengono comunemente utilizzate tutti i giorni. Tremila vocaboli rischiano di cadere in disuso mentre si moltiplicano le espressioni legate alla violenza verbale, complici gli aggregatori della Rete dove la facilità volgare dell’espressione batte la complessità del concetto. Di fronte alla deriva di una lingua « tanto amata dagli stranieri che ogni anno si impegnano per impararla», ricorda Annamaria Testa, pubblicitaria ed esperta di comunicazione, il nuovo Devoto Oli si pone come una finestra di facile consultazione per affrontare le carenze e le difficoltà delle nuove generazioni. 

 

«Sono due le maggiori criticità presenti nella lingua italiana», spiega Luca Serianni, linguista e curatore insieme a Maurizio Trifone del Nuovo Devoto Oli, presentato a Milano il 12 settembre. « La punteggiatura, che viene spesso aggiunta come lo zucchero a velo sulle torte, e il lessico. Ci sono parole che stanno scomparendo: come ciarpame o derogare che i giovani non sanno utilizzare in maniera corretta in una frase, perché non ne conoscono il significato. Perdere il contatto con la parte più alta e costruita della lingua significa diminuire le proprie competenze attive e passive. Il pensiero astratto», ricorda Serianni, «ha bisogno di un linguaggio intellettuale». 

 

Oltre a una versione digitale più ricca di voci e definizioni rispetto a quella cartacea, il nuovo vocabolario presenta tre rubriche – Per dirlo in Italiano, Parole Minate, Questioni di stile – che hanno l’obiettivo di spiegare e narrare i cambiamenti in atto nella nostra lingua. «L’utilizzo degli inglesismi, a volte, è solo esibizionismo provinciale», commentano Trifone e Serianni. Per avvicinare le nuove generazioni, quelle più colpite dall’appiattimento della lingua, si prevede una campagna web, che si spera di poter portare anche nelle scuole, per coinvolgere i ragazzi a raccontarsi non tramite foto ma con le parole. « La Rete e la carta hanno usi complementari», conclude Serianni. «Per comprendere il contesto di un’espressione come “dolo eventuale” è corretto rifarsi a una ricerca online che offre più spunti di confronto. Ma non dimentichiamo che il vocabolario è una fonte di fantasia e ricchezza lessicale ineguagliabile. Per Bufalino era l’unico libro da portare su un’isola deserta».  

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