Minorenni fermati dopo l’inseguimento, arresti non convalidati e tornano in libertà

Cade l’accusa di tentato omicidio nei confronti dei cinque albanesi, per loro ha pesato la giovane età


Pubblicato il 12/09/2017

Non potevano essere arrestati perché sono minorenni. I poliziotti, dopo l’inseguimento a sirene spiegate, lo slalom tra le auto in sosta, lo schianto contro una Volante e la successiva fuga a piedi, avevano dovuto necessariamente fermarli. Ma la legge pone precisi paletti sui reati commessi da persone non ancora diciottenni. Sono stati quindi scarcerati, ieri dopo l’udienza di convalida al Tribunale di Torino, i cinque albanesi protagonisti dell’inseguimento di sabato mattina tra la stazione e la zona a nord di Novara, dove l’auto dei fuggitivi non si era fermata a un posto di blocco.  

Tutti domiciliati in una comunità del capoluogo, viaggiavano su una Chevrolet rossa rubata a Milano, dove sono ancora in corso indagini per capire i rapporti tra l’autista e la donna che ha denunciato il furto della vettura, da cui il giovane si era rifugiato dopo la mattinata di follia.  

 

L’arresto non è stato convalidato. Il reato contestato a tutto il gruppo, la resistenza a pubblico ufficiale, non prevede il fermo per i minorenni. L’accusa di tentato omicidio, invece, non poteva essere addebitata ai trasportati e non è stata alla fine riconosciuta nemmeno per il conducente. La magistratura dei minori non ha ravvisato il «dolo», ovvero la volontà di fare del male ai poliziotti schiantandosi contro l’auto di servizio, quanto piuttosto un incidente colposo dovuto al fatto che alla guida vi fosse una persona non esperta. Anche un video amatoriale confermerebbe questa ricostruzione: la Volante è stata colpita lateralmente. Gli agenti feriti sono stati dimessi con una prognosi di dieci giorni. 

 

Dopo l’impatto i giovani, noti alle forze dell’ordine per reati quali furto e rapina, erano scappati a piedi. Due erano stati subito bloccati in zona, un terzo poco distante dagli uomini della Polfer; il quarto era stato ritrovato poche ore dopo nel parco dell’Allea, dove cercava di mimetizzarsi tra i vari coetanei che frequentano la zona della movida; infine l’ultimo era stato rintracciato a Milano.  

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