Nuove sanzioni alla Corea. C’è il via libera dell’Onu

La risoluzione Usa ammorbidita ottiene l’appoggio di Cina e Russia. Kim minaccia Trump: “Dolori e sofferenze, pagherete un prezzo carissimo”
AP


Pubblicato il 12/09/2017
Ultima modifica il 12/09/2017 alle ore 11:06
new york

Le Nazioni Unite levano altro ossigeno al regime nordcoreano per impedire a Kim Jong-un di proseguire test missilistici e nucleari. Mentre Pyongyang minaccia Washington profilando «i più grandi dolori e le peggiori sofferenze» se gli Stati Uniti spingeranno per nuove e più pesanti sanzioni. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu approva all’unanimità (con il sì di Cina e Russia) una nuova risoluzione che prevede il varo di misure più severe a carico della Corea del Nord, in risposta al test «termonucleare» condotto il 3 settembre dagli scienziati agli ordini del giovane leader.  

 

Il documento approvato nella serata di ieri dai 15 membri tuttavia è stato «alleggerito» rispetto all’originale, per ottenere l’appoggio di Pechino e Mosca. «La Corea del Nord non ha ancora passato il punto di non ritorno», avverte Nikki Haley, precisando che «gli Usa non cercano la guerra con Pyongyang». L’ambasciatrice Usa al Palazzo di Vetro sottolinea come il risultato di ieri «non sarebbe stato possibile senza la forte relazione costruita tra il presidente Donald Trump e il collega di cinese Xi Jinping».  

 

Con le modifiche introdotte nella risoluzione 2375 non compare più l’inserimento di Kim nella lista nera delle persone «sanzionate», che avrebbe comportato divieto di viaggi e blocco dei beni patrimoniali. La lista tuttavia si amplia per numero di persone ed entità. Rimane il blocco all’esportazione di prodotti tessili da parte del Paese, mentre c’è stato un ammorbidimento delle misure restrittive su prodotti energetici. La risoluzione afferma che «gli Stati membri devono vietare la fornitura diretta o indiretta, la vendita o il trasferimento alla Corea del Nord di gas naturale e prodotti petroliferi raffinati, e Pyongyang non deve procurarsi tali prodotti». Ma si pone un’eccezione consentendo trasferimento o vendita «di tutti i derivati del petrolio sino a 500 mila barili per un periodo di tre mesi a partire dal 1 ottobre, e sino a 2 milioni di barili all’anno a partire dal primo gennaio 2018». Questo «a condizione che siano impiegati esclusivamente per il sostentamento della popolazione e che non generino profitti da investire nei programmi nucleari o balistici».  

 

Si afferma inoltre che «gli Stati membri non devono fornire visti lavorativi a cittadini nordcoreani a meno di esenzioni decise caso per caso». Il testo «innalza il livello di pressione, ma tiene conto delle preoccupazioni umanitarie», chiosa l’ambasciatore italiano all’Onu Sebastiano Cardi, che presiede il comitato sanzioni. La risoluzione segue di qualche ora l’ennesimo anatema di Pyongyang: «Il mondo sarà testimone di come la Corea del Nord addomesticherà i gangster americani prendendo una serie di azioni più forti di quanto possano immaginare». 

 

 

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