Berlusconi: ci sarò comunque. Due piani segreti per candidarsi

Ricorsi e riabilitazione: battaglia legale per sfidare la legge Severino
ANSA

Silvio Berlusconi è incandidabile per effetto della legge Severino, in seguito alla sua condanna definitiva per frode fiscale


Pubblicato il 12/09/2017
Ultima modifica il 12/09/2017 alle ore 07:31
roma

Tenterà uno spericolato gioco di prestigio. Cercherà di trasformare la propria incandidabilità, conseguenza della condanna al carcere e della legge Severino, in un punto di forza della prossima campagna elettorale. Proverà a far passare il messaggio che, dopo le elezioni, lui ci sarà comunque: pronto a guidare il governo o, in casi estremi, a ricoprire alte cariche ministeriali. Di sicuro Berlusconi non si sente fuorigioco. Ha un “piano A” e, qualora fallisse, pure una ruota di scorta, la soluzione di riserva. 

 

Nei panni della vittima  

Dopo tanto insistere, il Cav è riuscito a ottenere che la Corte di Strasburgo riunisca la Grande Chambre e, finalmente, decida se fu giusto espellerlo dal Senato. L’udienza resta fissata il 22 novembre, per redigere la sentenza ci vorranno circa 6 mesi, ma nel giro di Arcore sono convinti che l’umore dei giudici si capirà al volo, forse addirittura la sera stessa. Ovvio che Silvio faccia gli scongiuri. Se l’orientamento sarà benigno, l’uomo scatenerà un pressing asfissiante per ottenere la sentenza prima del voto. Forte del pezzo di carta, l’uomo si metterà in lista (qualcuno dice proprio al Senato, per dare il senso della rivalsa). Ne nascerà comunque un caso, poiché le sentenze europee non sono subito operative, occorre che la legge Severino venga prima cambiata dal Parlamento: e questo sicuramente sarebbe il sogno massimo berlusconiano, ma chiaramente è musica dell’avvenire. Per adesso il team legale diretto da Niccolò Ghedini, mette in conto che l’ufficio elettorale bocci la candidatura in prima battuta, ma che un successivo ricorso possa venire accolto disattendendo la norma italiana bocciata a Strasburgo. E se pure il ricorso venisse respinto? La propaganda “azzurra” trasformerebbe Silvio nella vittima sacrificale dei soliti “comunisti” cattivi. 

 

Ammesso «con riserva»  

Non è detto che la sentenza arrivi prima delle elezioni, ipotizzabili a inizio marzo. Ma c’è la carta di riserva: Ghedini chiederà per Berlusconi un’ammissione della candidatura «con riserva», subordinata cioè all’esito della sentenza Ue. Che possa essere accolta, è discussione per fini giuristi. Sussurrano i “berluscones” che in fondo al Capo di candidarsi interessi poco, poiché il vero obiettivo sarebbe solo quello di accendere i riflettori E ci riuscirebbe senz’altro.  

 

Il “Piano B”  

L’intero castello di carte collasserebbe nel caso di verdetto negativo. Allora Berlusconi punterebbe tutte le carte sull’altra data segnata in agenda, l’8marzo 2018. E non per donare mimose. La legge Severino prevede che un condannato torni candidabile, e possa perfino andare al governo, nel caso venga riabilitato. La riabilitazione di Berlusconi sarà possibile tre anni dopo avere scontato la pena, dall’8 marzo 2018 appunto. Sarà presentata un’istanza che il Tribunale a Milano, di regola efficiente, vaglia in poche settimane. È vero che l’ex premier ha un processo pendente (il Ruby-ter, inizierà a fine gennaio), ma i suoi avvocati tengono a rimarcare come il condannato tenga una condotta esemplare. Basti dire che quest’anno nemmeno è andato in Sardegna, zero feste “eleganti” per non incorrere in tentazione. Dunque «sarebbe un fulmine a ciel sereno se la riabilitazione venisse negata». Risultato: a metà primavera, Berlusconi potrebbe tornare al governo. Senza bisogno dell’”aiutino” europeo. 

 

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