“E’ reato la propaganda fascista”. La Camera approva la legge, ora passa al Senato

LAPRESSE


Pubblicato il 12/09/2017
Ultima modifica il 13/09/2017 alle ore 07:21

La propaganda del regime fascista e nazifascista anche attraverso la produzione, la distribuzione o la vendita di beni che raffigurano persone o simboli ad essi chiaramente riferiti è a un passo dal diventare un reato previsto dal codice penale. L’Aula della Camera approva la proposta di legge di Emanuele Fiano che prevede la reclusione da sei mesi a due anni per chi fa saluti romani o vende gadget che richiamino i regimi totalitari di destra, con 261 sì, 122 no e 15 astenuti. 

 

Il centrodestra contesta il provvedimento che ora deve passare al Senato. Fratelli d’Italia aveva provato, senza riuscirci, a far slittare l’esame del testo a dopo gli altri provvedimenti in calendario per questa settimana. «È una follia discuterlo ora», aveva detto Giorgia Meloni, mentre Ignazio La Russa aveva attaccato con ironia il Pd: «Ora sì che Renzi è antifascista: sta veramente rottamando tutti gli accendini e i portachiavi del disciolto e tanto vituperato partito fascista... E Fiano è solo una foglia di fico». Duro anche Francesco Paolo Sisto di FI, secondo il quale il ddl «rischia di diventare una `polpetta avvelenata´ sia per i cittadini sia per i giudici». 

 

Ma il Pd difende il testo: «L’antifascismo è la cifra di chi difende la libertà, e le opinioni non vengono represse da questo testo», dice il relatore e `padre´ del ddl Emanuele Fiano. «La norma contro l’apologia del fascismo è necessaria. Per l’oggi, non per fare processi o rivisitare il passato», sostiene Walter Verini commentando il via libera al provvedimento che avviene a pochi giorni dalla minaccia di Forza Nuova di organizzare una nuova «marcia su Roma» per fine ottobre. 

 

È soprattutto una «legge contro l’odio», commenta il capogruppo Ettore Rosato che cita proprio l’annuncio della marcia su Roma e una torta per Hitler la cui foto compare oggi sul web per dire che lo stop alla propaganda non è solo «folklore» come vuol far credere qualcuno. 

 

Ed è bufera su Emanuele Fiano che in un’intervista non si dice contrario «alla necessità di cancellare la scritta Dux dall’obelisco dell’Olimpico a Roma» come era stato proposto da Luciano Violante. Immediata era arrivata la replica della Lega, che non ha votato il ddl: «Vuole forse demolire l’Eur?», aveva chiesto Paolo Grimoldi, mentre per Fabrizio Cicchitto di Ap la scritta «Mussolini Dux» «non turba, offende e neanche esalta nessuno». 

 

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