Stone: dagli Oscar al tennis: così ho imparato a vincere

La star di La La Land interpreta la campionessa Billie Jean King. “Conoscere lei e ricevere la statuetta da DiCaprio, che emozioni”
LAPRESSE

Emma Stone, 28 anni, al festival di Toronto, dove si presenta «The Battle of the Sexes»


Pubblicato il 12/09/2017
toronto

Billie Jean King è stata più di una grande tennista: oltre che una campionessa dello sport è stata un simbolo della battaglia prima per l’uguaglianza delle donne, poi per i diritti di lesbiche e omosessuali. Le tenniste venivano pagate la metà dei colleghi maschi, e lei fondò la federazione di tennis femminile: quando in quei frangenti il campione Bobby Riggs, convinto che le tenniste fossero infinitamente inferiori ai colleghi maschi, la sfidò, King si buttò. 

 

Organizzò un match che divenne un avvenimento politico e sociale e fu ribattezzato The Battle of the Sexes, la battaglia dei sessi. Con centomila dollari in palio, all’Astrodome di Houston si presentarono in trentamila, e la televisione Usa, quattro anni dopo lo sbarco sulla Luna, tornò ad avere un audience stellare. 

 

Era il 1973, un periodo di grandi tumulti sociali, in cui i muri iniziavano a scricchiolare su ogni fronte: razza, religione, orientamento sessuale. Ora, 45 anni dopo, The Battle of the Sexes è il film che riproduce quella sfida e quei tempi. E che allo stesso tempo ci ricorda che c’è ancora tanta strada da fare. «Continuo a lottare per le stesse cose per le quali lottavo nel 1973 e non possiamo fermarci - ha detto Billie Jean King a Toronto, dove il film è stato presentato -. Dobbiamo continuare ad andare avanti». 

 

Nel film Bobby Riggs, simbolo del maschio sciovinista, è Steve Carell. Billie Jean King è invece Emma Stone, che a un anno dai trionfi di La La Land si ritrova di nuovo nel circuito dei candidati ai premi più importanti per la sua interpretazione. 

 

Emma, oltre 40 anni da quell’evento e tutto sembra ancora molto attuale.  

«È stata una grande esperienza per me ripercorrere un evento storico che ha avuto un impatto così grande per le donne e per la comunità Lgbt. E sì, purtroppo è un po’ scoraggiante vedere che molti dei temi di allora sono ancora così attuali. Il cambiamento fa paura, lo status quo è più rassicurante. Però le cose continuano a muoversi. Personalmente non sapevo nulla di questa sfida e mi piace l’idea di poter offrire alla mia generazione un veicolo per imparare». 

 

La differenza nel trattamento economico e gerarchico tra uomini e donne c’è anche a Hollywood.  

«È chiaro a tutti che gli uomini hanno più potere e che chi ha potere non vuole perderlo. Non leggo i contratti dei miei colleghi, ma nella nostra industria se ne sta discutendo molto, e questo è importante. Per fortuna, le cose stanno cambiando anche a Hollywood, dove ci sono comunque delle circostanze molto speciali». 

 

Ha conosciuto e lavorato con Billy Jean King?  

«Sì, ed è stato un grande privilegio, perché è una persona straordinaria. Fin da bambina ha saputo usare la sua voce per portare avanti il cambiamento». 

 

Anche lei ha una voce che viene ascoltata. Come la usa?  

«È stato interessante interpretare questo ruolo, perché riconosco di avere un po’ di paura di usare la mia voce. Mi sento insicura, penso che devo essere sempre perfetta. Da Billie Jean ho imparato che non è così, e questo mi ha dato grande ispirazione». 

 

È competitiva?  

«Non molto. Penso di essere più brava a perdere che a vincere. La gente parla molto di quelli che cadono e poi si rimettono in piedi, ma anche dopo che vinci senti molta responsabilità. Ti senti un simbolo, ti domandi: e adesso che faccio?». 

 

L’anno scorso ha vinto tutto.  

«L’anno scorso è stato per me un’esperienza surreale. L’annuncio della vittoria di La La Land all’Oscar che poi si è rivelato un errore. E per me, ricevere l’Oscar per la migliore attrice dalle mani di Leonardo DiCaprio, il mio idolo da quando ero ragazzina, è stata un’emozione incredibile. Avevo il suo poster in camera da letto, Leo era tutto per me. E adesso mi dava un Oscar. Surreale». 

 

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