Vaccini, bloccate 4 mila convocazioni

Indirizzi sbagliati e cambi di residenza: impossibile recapitare le lettere dell’Asl

Aumenta la pressione da parte dei genitori: molti si presentano agli sportelli di via della Consolata per ottenere il certificato vaccinale del figliolo


Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 13/09/2017 alle ore 15:36
torino

Ora si tratterà di capire le ragioni, il passo preliminare per decidere come regolarsi: e prendere i provvedimenti del caso

 

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Ma questo sarà il futuro prossimo. Il presente è la quantità delle lettere «inevase», sulle 27 mila che l’Asl di Torino ha inviato entro il 31 agosto alle famiglie i cui figli risultano inadempienti per uno o più vaccini (con annesso il modulo per sottoscrivere l’adesione alle sedute vaccinali programmate): circa 3.600 comunicazioni non recapitate. Un numero consistente, tale da sorprendere in prima battuta gli stessi uffici di via della Consolata - dove ha sede l’Ufficio di Igiene - e aprire un nuovo capitolo nell’applicazione del decreto sui vaccini obbligatori per la frequenza scolastica. 

 

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NON SOLO TORINO  

Pur in mancanza del dato complessivo, non ancora elaborato, diciamo subito che probabilmente la stessa dinamica, fatte le debite proporzioni, si sta ponendo a livello regionale: in Piemonte gli invii da parte delle Asl sono stati 60 mila. L’Asl Torino 3, che si appoggia Defendini, registra poco più di 500 comunicazioni inevase a fronte di 10 mila invii. «In questi casi un disallineamento è fisiologico - spiega Flavio Boraso, il direttore generale -: cercheremo di recuperare, anche con l’aiuto delle scuole». È lo steso proposito di Lorenzo Ardissone, a capo dell’Asl Torino 4: «Su circa 12 mila invii un migliaio sono inevasi, ora li ricontrolleremo uno ad uno».  

Restando a Torino rimane la sostanza, cioè l’impossibilità di avvertire, e quindi convocare, quasi 4 mila minori.  

 

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MANCATI RECAPITI  

Come spiega il dottor Giuseppe Salamina, direttore Igiene e Sanità pubblica dell’Asl Città di Torino, il problema rimanda ad un combinato di fattori. Per cominciare, le lettere hanno per destinatari i bambini interessati. «Ai genitori di Mario Rossi», riporta l’intestazione. In caso di separazione dei genitori, sul campanello può comparire il cognome del padre come quello del padre. E uno. Ma gli intoppi chiamano in causa altri problemi: ad esempio indirizzi e/o numeri civici errati. Non ultimo: famiglie, magari di origine straniera, che si sono trasferite o sono tornate al loro Paese senza darne comunicazione. I tre quarti dei destinatari delle lettere sono, per l’appunto, nomi stranieri. 

Da qui l’impossibilità del recapito, in un numero elevato di casi, da parte della società di servizi alla quale l’Asl, sulla base di una convenzione, ha affidato gli invii. «Nemmeno così elevato, a ben vedere - riflette Salamina -. Se si considera che Torino è una grande città, che i mancati recapiti da parte di Poste Italiane viaggiano su una media del 4/5 per cento e che i disguidi possono essere più di uno, il numero delle lettere inevase è meno sorprendente di quanto appare».  

In ogni caso, in via della Consolata non si preoccupano più di tanto: chi non riceverà la comunicazione, è il ragionamento, partirà dal presupposto di essere a posto con il calendario vaccinale e quindi autocertificherà, come da indicazioni, la regolarità del proprio stato ai fini della frequenza scolastica; l’Asl opererà una verifica a posteriori. 

 

PRESSIONE IN AUMENTO  

A creare i maggiori problemi, in questa fase, l’aumento della pressione da parte di genitori che si presentano agli sportelli di via della Consolata per ottenere il certificato vaccinale del figliolo. Alcuni, a quanto sostengono, su richiesta delle rispettive scuole. O semplicemente perché preda dell’ansia. «Comunque sia - precisano dall’Asl -, un’incombenza non necessaria. Anzi: impropria».  

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