Vertici a tempo per il Salone del Libro, un mese di tempo per il nuovo piano

Chiamparino scrive ai ministeri per capire le intenzioni sul futuro
ANSA

La data cruciale per capire che sarà della Fondazione del Libro e del Salone è il 19 ottobre quando il consiglio presenterà all’assemblea dei soci i risultati delle valutazione sul marchio e il piano industriale


Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 13/09/2017 alle ore 15:36
torino

Ieri l’assemblea dei soci della Fondazione del Libro, riunita per nominare il nuovo consiglio, è durata poco più di un’ora per riconfermare l’assetto uscente, con Massimo Bray alla presidenza della Fondazione, Mario Montalcini, Luciano Conterno e Piero Gastaldo. E anche il Collegio dei Revisori dei Conti è stato confermato in regime di prorogatio. Sarà una consiliatura di carattere tecnico e dal mandato breve (terminerà il 30 ottobre) che servirà ad acquisire gli attesi esiti delle valutazioni commissionate per decidere gli indirizzi futuri della Fondazione: la valutazione economica del marchio del Salone Internazionale del Libro, affidata allo Studio Jacobacci & Partners (che in passato era stata messa a bilancio per un milione e 800 mila euro) e lo studio e redazione del piano industriale, affidato alla società Deloitte.  

 

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LE DUE LETTERE  

Alla riunione di ieri, per la prima volta, ha partecipato il nuovo rappresentante del Miur, il professor Marco Mancini con il Mibact invece non c’è stato neppure un collegamento via Skipe. E, a proposito, di ministeri, il presidente Chiamparino ha preparato due lettere per sondarne le intenzioni. Il ministro della Cultura Franceschini a precisa domanda ieri ha risposto: «Quando riceverò la mail di Chiamparino dirò qualcosa di più preciso sul futuro del Mibact all’interno della Fondazione del Libro». E il suo portavoce ha aggiunto: «Il Mibact appoggerà il Salone, dando il suo contributo, magari attraverso il Centro per il Libro e la Lettura: lo abbiamo fatto lo scorso anno, non c’è ragione per non farlo questo». Ma appare più probabile un appoggio economico «esterno» in cambio di precise garanzie. E il Ministero dell’Istruzione? Ieri all’uscita della riunione il professor Marco Mancini (direttore del dipartimento per l’Università e la Ricerca e dell’Afam) ha dichiarato con una certa fretta: «Oggi abbiamo partecipato alla riunione, domani chissà». Prima, al tavolo con gli altri soci aveva ricordato i termini della convenzione firmata in passato con i ministeri. Per quanto invece riguarda, il terzo socio, la banca Intesa Sanpaolo, Michele Coppola, suo responsabile delle attività culturali, ieri è stato molto chiaro: «Intesa Sanpaolo ribadisce l’importanza della convenzione firmata con i Ministeri - ha dichiarato - alla quale abbiamo aderito con l’intento di rivedere la governance e garantire sostenibilità economica alla Fondazione». E ha aggiunto: «Ogni decisione sul futuro della Fondazione potrà essere presa dopo la verifica sulla percorribilità del nuovo piano industriale che sarà presentato tra poche settimane insieme agli esiti dell’assessment sul personale e della perizia sul valore del marchio». 

 

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IL NUOVO STATUTO  

In attesa di queste risposte, il cda nominato ieri riferirà su questi due aspetti (la valutazione economica del marchio del Salone Internazionale del Libro e lo studio e la redazione del piano industriale), alla prossima assemblea, convocata il 19 ottobre alle 15 sempre in Regione. Ai lavori di ieri hanno partecipato insieme con Chiamparino, la sindaca Appendino, il rappresentante del Miur Marco Mancini, il rappresentante di Intesa Sanpaolo Michele Coppola, le assessore alla Cultura di Regione Antonella Parigi e del Comune Francesca Leon e il segretario generale Giuseppe Ferrari. 

Alla luce dell’esito delle valutazioni che arriveranno sul marchio e sul piano industriale i soci decideranno il da farsi. O meglio, come ristrutturare la Fondazione in base ai risultati che fanno finalmente chiarezza sulla situazione economica, e come ripensare l’intera governance. Insomma, si azzera tutto per decidere in sicurezza. E a quel punto si potrà adottare il nuovo statuto che Regione e Comune hanno già approvato.  

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