Gianfranco Ravasi: come gli ebrei nel deserto. È il cammino a unire oggi laici e credenti

Dal 14 al 17 settembre ad Assisi si svolge il Cortile di Francesco (www.cortiledifrancesco.it). Pubblichiamo il saluto iniziale del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.


Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 21/09/2017 alle ore 02:30

È una delle grandi e costanti esperienze dell’umanità. Non per nulla la storia della nostra civiltà inizia con un duplice cammino, quello di Abramo, il padre della fede ebraica e cristiana, dalla mesopotamica Ur fino alla terra promessa, e quello «nostalgico» di Ulisse alla ricerca della patria perduta. Una rete di cammini per secoli ha avvolto il nostro globo, spesso seguendo un vessillo religioso, tant’è vero che il viaggio si è trasformato in pellegrinaggio: gli Ebrei protesi verso Gerusalemme, cantando gli «inni delle ascensioni» a Sion; i cristiani rivolti ai santuari mariani o a quelli dei martiri (Santiago di Compostela ne è l’emblema) o a Roma; i musulmani pellegrini alla Mecca; gli hindu verso i fiumi sacri col Kumbh Mela. 

 

La modernità ha secolarizzato questi itinerari, ma li ha spesso segnati ancora di una ritualità laica. I colossali trasferimenti di massa per eventi spettacolari; la frenesia sostenuta dalla velocità degli aerei che rende le persone in un esodo permanente, ben diverso da quello quarantennale degli Ebrei nel deserto, certi di una meta promessa; le drammatiche migrazioni di popoli che lasciano dietro di sé scie di cadaveri: sono alcune delle tante tipologie dei nuovi cammini. Rimane, perciò, sempre vero l’asserto di uno dei romanzi-simbolo del Novecento, On the Road di Jack Kerouac che dichiarava: «La strada è la vita». 

 

Sì, la parabola dell’esistenza è proprio nella via, già per i primi cristiani che erano chiamati «i seguaci della Via», cioè di quel Cristo, venuto alla fine del secolare cammino messianico di Israele, che si era autoproclamato «Via, verità e vita». Certo, per molti oggi può essere ripetuta la confessione del grande pensatore francese Montaigne: «A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, rispondo che so bene quello che sfuggo, ma non quello che cerco». Una convinzione reiterata dall’ateo Bertolt Brecht: «L’auto è ferma ai bordi della strada. L’autista cambia la ruota. Io non so da dove vengo né so dove vado. E allora perché attendo con impazienza il cambio della ruota?». 

 

Credenti e non credenti siamo, allora, insieme invitati a interrogarci sul senso del nostro cammino. I percorsi sono diversi, spesso sotto un sole sfolgorante, altre volte in mezzo a vegetazioni lussureggianti. Importante è non sedersi ai bordi del sentiero, inerti e scoraggiati, ma continuare la ricerca di una meta perché, come già insegnava il Socrate di Platone, «una vita senza ricerca non merita di essere vissuta». 

 

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