Buongiorno

Storie dell’altro mondo


Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 13/09/2017 alle ore 06:51

Tutti sapevano che Rachel Carling-Jenkins aveva chiesto il divorzio ma nessuno sapeva perché. Lo ha spiegato lei stessa, qualche giorno fa, alzandosi e prendendo la parola nella Camera Alta dello Stato di Victoria, Australia, di cui è membro. Nel febbraio del 2016 aveva trovato nel computer del marito immagini di bambine costrette a rapporti sessuali con adulti. Rachel non ha aspettato che il marito rincasasse, è andata dalla polizia e lo ha denunciato. Non lo ho raccontato prima, ha detto trattenendo l’emozione, per evitare che le indagini ne fossero danneggiate. Nessuno, lì, ha passato ai giornali i verbali dell’uomo o le foto di cui si saziava. Senza che si sapesse nulla, si è arrivati al processo e alla condanna: quattro mesi di reclusione.  

 

Ho infine deciso di rendere pubblica questa storia, ha continuato Rachel, per dare giustizia, la poca di cui sono capace, alle piccole vittime i cui volti e cui sguardi saranno incisi nella mia memoria per l’eternità, e che vittime non sarebbero se non fosse per uomini come il mio ex marito, ingrassatori di un mercato osceno. I parlamentari hanno applaudito e sono andati ad abbracciarla. Una storia commovente, vero? L’aspetto più commovente, visto da qui, è però scoprire che in Australia un magistrato non rende pubblici i fatti privati di un politico, e che un politico rende pubblici i suoi fatti privati: il magistrato per tutelare i diritti del colpevole, il politico per tutelare i diritti degli innocenti.  

 

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