La sinistra che spaventa l’America


Pubblicato il 13/09/2017

Per il Department of Homeland Security sono «terroristi americani», per il professore dell’Università di Dartmouth Mark Bray «partigiani antifascisti che sentono il dovere etico di opporsi ai neofascisti, anche con la violenza e armi da fuoco», per la leader democratica della Camera Nancy Pelosi «estremisti pericolosi che all’università di Berkeley istigano violenze e vanno denunciati ed arrestati», per il presidente Donald Trump «un gruppo di sinistra, armato fino ai denti, di cui i media non parlano!». 

 

Chi sono davvero gli «antifa», militanti di estrema sinistra che hanno giurato di opporsi, anche con scontri di piazza, alla destra radicale, razzista e antisemita, nella rovente era Trump? Dopo Charlottesville, negli scontri in cui è morta una giovane donna e che sono costati tanti guai al presidente proprio per la denuncia, poi ritirata, degli opposti estremismi, l’America ha scoperto gli antifa, coalizione di anarchici, Black Bloc, militanti duri antirazzismo, persuasi che la nazione sia alla vigilia del fascismo e che occorra opporsi, se necessario anche con le armi. 

 

Non ha dubbi il professor Mark Bray, che ha avuto successo questa estate, con il pamphlet «Antifa: an antifascist handbook» (Antifa: Manuale antifascista): «L’autodifesa è legittima risposta alla violenza fascista. È sempre auspicabile ridurre al minimo la violenza necessaria a un obiettivo politico, e infatti gli antifa per fermare i raduni fascisti si mobilitano con telefonate, comunicati… la violenza è l’ultima scelta, ma come ultima scelta è moralmente giustificabile, non dimenticate la storia dell’Olocausto. Negli Anni Venti e Trenta, l’errore in Europa fu non prendere i fascisti sul serio, finché non fu troppo tardi. Dobbiamo fermarli… e se i fascisti hanno armi gli antifascisti non possono avere solo spranghe, servono pistole. Sono per minimizzare la violenza, ma se serve a bloccare il fascismo armato, armare gli antifascisti è opportuno ed etico». 

 

Nei suoi tweet Trump evoca il pericolo antifa, fiutando vantaggi di propaganda, e, secondo la rivista Politico, il Dipartimento per la Sicurezza teme che gli antifa, in reazione alle provocazioni del Klan razzista, scatenino «disordini e terrorismo». Alla fine di agosto, all’università di Berkeley, culla della rivolta degli studenti nel 1964 con il leader italoamericano Mario Savio, settemila dimostranti pacifici si opponevano a un picchetto neofascista, quando un gruppo di antifa ha superato le transenne, picchiato un attivista filo Trump che li minacciava con spray urticante, mentre esperti di arti marziali - spesso i capi antifa praticano kick boxing e karate - bastonavano cinque rivali. Il sindaco di Berkeley, il democratico Jesse Arreguìn, condanna la violenza antifa, che già a febbraio ha devastato il campus contro un comizio dell’oratore di estrema destra Milo Yiannopoulos. Le tv hanno mandato in onda da Portland, Oregon, scontri tra antifa e nazionalisti bianchi, il cui leader alt-right, il razzista Richard Spencer, è stato colpito al volto in diretta, con un cazzotto, a gennaio, video virale online. Il giorno del giuramento di Trump, barricate e roghi antifa e Black Bloc in varie città, con 231 arresti. 

 

Partito democratico e liberal temono un’America che cada negli anni di piombo europei, estremisti nazionalisti con scudi e svastiche, antifa col cappuccio nero, a pestarsi in strada mentre il presidente parla di “opposte fazioni”. In un paese dove le armi, anche quelle da guerra, sono diffuse come le spranghe a Milano 1970, le conseguenze possono esser sanguinose. La sinistra moderata predica dunque prudenza, dal Congresso alla piazza, opporsi a Trump nel rispetto della legge e delle regole civili. Il presidente dell’università di Dartmouth, college Ivy League di prestigio, depreca i toni del professor Bray, ma subito, in un appello collettivo - di nuovo, echi bizzarri dell’Italia della violenza politica - un centinaio di docenti esprimono solidarietà allo studioso antifa. La rivista Atlantic ricorda, in un editoriale, come sia la destra ad aver «maggiori colpe, visto che tra il 2007 e il 2016 ci sono stati in America 372 omicidi con movente politico, 74% con killer di destra, 2% con killer di sinistra». Ma nel numero di settembre, la stessa Atlantic, voce raziocinante progressista, ospita un saggio di Peter Beinart dal titolo allarmato «L’avvento della sinistra violenta. Gli attivisti antifa dicono di battersi contro il minaccioso totalitarismo della destra americana. E se invece lo attizzassero?». 

 

Chi ha memoria degli autonomi in piazza, dei morti ragazzi, delle Brigate Rosse e Moro, delle stragi neofasciste, della Raf in Germania, rabbrividisce. Il libro di Bray, colmo di riferimenti al nostro paese, dalla marcia su Roma 1922 all’omicidio del giovane dei Centri sociali di Milano Davide Cesare «Dax» 2003, compie lo stesso - drammatico - errore di tanti allora, scambiare il revival della destra antisemita, innegabile oggi in America, con la presa del potere fascista. Dire ai giovani che, in buona fede, si oppongono a Trump, «l’America sta per cadere preda della dittatura e dell’Olocausto», è mentire, armando pericolosi apprendisti stregoni. Film che noi abbiamo visto nel suo orrore, di cui i guru estremisti Usa riscrivono la sceneggiatura. 

 

A differenza degli anni di piombo, però, oggi non ci sono cigolanti ciclostile e volantini mal inchiostrati, c’è il web ubiquo. John Schindler, ex funzionario dello spionaggio Nsa, segue da tempo come il Cremlino infiltri l’estrema destra, per seminare caos negli Usa. Spencer, capo razzista, ha una moglie russa fan di Putin, Nina Kouprianova, che twitta come Nina Byzantina seguendo le istruzioni di Mosca e collaborando con Aleksandr Dugin, attivista russo che vuol coniugare dittatura di Stalin e idee fasciste dell’italiano Julius Evola, già idolo dell’ex consigliere Casa Bianca Steve Bannon. Che succederebbe - si chiede Schindler - se i trolls che inquinano il dibattito degli Stati Uniti per conto del leader russo e su cui indaga l’ex capo Fbi Mueller - agissero nell’ombra online, attizzando odio e faide tra destra estrema e antifa? I primi segni ci sono: quando una petizione web ha raccolto 300.000 firme per dichiarare gli antifa «terroristi da dichiarare fuorilegge», gli account bot, che fingono di essere persone reali ma sono robot, risalgono in gran parte a reti russe o al servizio della Russia in altri Paesi. 

 

Battersi contro razzismo e tentazioni autoritarie è un dovere, politico e morale, ripetere in America la scia di sangue ideologica europea di una generazione fa è follia. 

 

Facebook riotta.it  

 

 

home

home