Strategie di seduzione del trailer


Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 21/09/2017 alle ore 02:30

Si può leggere questo libro di Martina Federico, giovane semiologa e ricercatrice formata nelle università di Bologna e di Torino (Trailer e film - Strategie di seduzione cinematografica, Mimesis Edizioni, pagine 228, € 20), come un piccolo trattato di filosofia quotidiana, poiché la nostra vita ormai somiglia molto poco a ciò che noi siamo veramente, e deve invece necessariamente seguire le regole di comunicazione sintetica che sole ci consentono di esistere sulla rete, sui social forum, nei luoghi e negli incontri virtuali in cui si svolge gran parte della comune esistenza. 

 

Il trailer, cioè, letteralmente, il messaggio trascinatore che dovrebbe acuire il nostro desiderio di entrare a cinema per guardare un film (non va dimenticato che questo è l’argomento centrale del testo), corrisponde al linguaggio moderno a cui - consapevoli o no - obbediamo per entrare in contatto con il resto del mondo; funziona con un meccanismo di «inclusione/esclusione» e di «chiarezza/fedeltà» in cui ciascuno di questi parametri è messo in contrapposizione con l’altro, in un gioco vagamente pirandelliano che alla fine si risolve in una critica. Critica di un prodotto che già esiste, di cui si è obbligati a usare la materia prima, ma che entra nei dettagli delle varie componenti, le disseziona, le rimescola, a volte perfino in modo arbitrario, depistante, perché il trailer, alla fine, somiglia più a chi lo fa che non ha chi ha fatto il film, e in questo senso può diventare una metafora anche di se stessi. 

 

A quel punto la tecnica per conquistare l’attenzione dello spettatore è seduzione pura: può essere «narrativa» o «antinarrativa», può assecondare la vanità di certi dettagli che immaginiamo irresistibili, o nascondere per prudenza, per vergogna, per puro istinto di marketing, le parti che consideriamo ambigue, respingenti, destinate a provocare una cattiva impressione di tutto il resto. Niente di più, niente di meno, di quel che facciamo nell’approcciare una persona che a prima vista ci interessa, ma non sappiamo se sarà attratta allo stesso modo da noi. 

 

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