Dietro il Festival delle Sagre di Asti c’è la storica regia di una “pasionaria”

Silvana Negro


Pubblicato il 13/09/2017
asti

In Camera di commercio, da 37 anni Silvana Negro è il «motore» delle Sagre: un impegno organizzativo che inizia a marzo e continua fino a settembre, dall’ufficio alla piazza. «Lo faccio volentieri non solo perché è il mio lavoro, ma perché conosco l’impegno delle Pro loco, anche da ex volontaria al Boglietto negli anni ’90 – commenta Silvana Negro – L’augurio è che la manifestazione continui nel tempo, ma bisogna conoscere il lavoro che c’è dietro le quinte, capire il senso e il valore del Festival. Le Pro loco amano e preservano il loro territorio: grazie alle Sagre mantengono circoli, curano e ristrutturano i loro paesi. La macchina organizzativa è un ingranaggio complesso, che chiede un grande sforzo alle centinaia di volontari». I racconti di Silvana Negro sono sintesi di competenza e professionalità, di passione e amore. Ma c’è anche l’ammirazione per chi fa rivivere le tradizioni: «Tanto di cappello e merito alle Pro loco: sono esperte, sempre pronte a collaborare senza campanilismi. Il nostro compito è lavorare per loro e con loro».  

 

Gli inizi nel 1980  

Ricorda i suoi inizi: «Sono arrivata il 1° maggio del 1980 – racconta – Erano i primi anni di una festa destinata a crescere nel tempo. Allora me ne occupai in maniera più marginale, parte di un ufficio Promozione guidato da Gianni Bertolino e di uno staff che aveva al suo interno Enzo Barbero, Edi Massano, Franco Follis, Angelo Cordera, Angelo Ladame. Ma tutti gli uffici collaboravano in qualche aspetto della manifestazione. Da ultima arrivata, imparai a conoscere la macchina, a carpirne particolari e dettagli». Ripercorre i primi anni: «Quelli di 12 Pro loco in piazza Alfieri, con semplici tendoni e qualche fornello», ma anche «quelli del Comitato formato da Ermanno Briola, Adriano Rampone e Pippo Sacco».  

«Rispetto alle origini delle Sagre, la sfilata è arrivata dopo – ricorda – Lo spostamento nella piazza più grande risale a fine anni ’80, quando si decise di far correre il Palio in piazza Alfieri. Allora, nel 1988, le Pro loco erano salite a 20». Intanto, nella sede di piazza Medici, pensionamenti e razionalizzazione degli uffici portano all’oggi: «Mi occupo in particolare della parte organizzativo con le Pro loco – racconta – Altri colleghi curano la parte tecnica; Edo Cotto la cucina». Perché la macchina organizzativa è un sistema sempre più complesso:«Le Pro loco sono tenute a rispettare regole stringenti ormai da anni, partendo da casette e cucine – racconta – Viene richiesta la conformità degli impianti, dall’elettricità al gas. Per ogni postazione l’acqua corrente con allacciamento alla rete dell’acquedotto sotto piazza del Palio. Con l’Asl, altrettanto attenti i controlli su genuinità e sicurezza dei cibi, qualità di materie prime e vino».  

 

Controlli e verifiche  

Le Pro loco sono tenute d’occhio su ogni aspetto, tutto è controllato e verificato. E poi ci sono il regolamento e l’impegno a mantenere una proposta enogastronomica nel rispetto della tradizione e del piatto tipico. «Così anche per la sfilata – aggiunge - con temi contadini legati alle realtà dei diversi territori e divisi in stagioni, per un Festival delle Sagre che riesce a raccontare “un anno in un giorno”. Solo così si rispetta l’origine della manifestazione come era nelle intenzioni del suo ideatore Giovanni Borello: partendo dalla constatazione che in tutti i paesi astigiani esiste una sagra, ebbe l’idea di radunarli in città per portare in piazza piatti tipici e tradizioni».  

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