Ex imprenditore di Beinette condannato a 5 anni per bancarotta fraudolenta

Secondo il pm, per evitare il processo, fuggì a Santo Domingo con un milione di euro


Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 13/09/2017 alle ore 15:11
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In aula aveva ammesso le proprie responsabilità e, proprio per questo, era risultato più credibile quando raccontò ai giudici di aver aiutato i suoi ex dipendenti a rifarsi una vita e che la moglie non era al corrente dei suoi illeciti. Nonostante questo, stamattina (mercoledì 13 settembre), dopo oltre 7 anni di procedimento penale, Roberto Boetti, ex imprenditore di Beinette, è stato condannato a 5 anni di carcere per la bancarotta fraudolenta distrattiva delle società che aveva fondato e per il reato di false fatturazioni.  

 

 

Ha ascoltato la lettura della sentenza, in piedi, vicino al suo avvocato, Riccardo Sartoris, e alla moglie, Loredana Marino, difesa da Dora Bissoni. Con Marino, imputata per il concorso nella bancarotta, i giudici sono stati altrettanto severi. La pena, per lei, è di 4 anni. Un anno e 10 mesi, invece, per Mario Rosso di Gaiola (con l’avvocato Alberto Summa), accusato di essere il beneficiario dell’Iva a credito del giro di fatture false addebitato a Boetti. Salvo l’assoluzione (anche per prescrizione) di alcuni reati che erano contesti ai coniugi Boetti, il pubblico ministero Pier Attilio Stea e i fallimenti, costituiti parte civile (il legale è Franco Lazzarone), hanno avuto la meglio. La provvisionale (cioè l’anticipo sul risarcimento) che, in solido, Boetti e Marino dovranno pagare alle procedure fallimentari è di oltre un milione e 200 mila euro.  

 

 

Ciò che ha caratterizzato il processo, in effetti, è la grande quantità di denaro monitorata dagli inquirenti e derivata dalle attività dell’ex imprenditore, che spaziavano dal noleggio di macchinari al commercio internazionale in materie prime. Soldi che, prima dell’inchiesta, vennero trasferiti e investiti nella repubblica Dominicana. Per Boetti si tratta, invece, “di risparmi” suoi e della moglie.  

 

 

Proprio a Santo Domingo si trasferirono, in tutta fretta, nel 2010, i coniugi Boetti. Quella che doveva essere una vacanza di qualche settimana durò mesi. Marino voleva rifarsi una vita ai caraibi ma, parole del pubblico ministero “si ritrovò a vivere nella bella villa acquistata circondata dal filo spinato per motivi di sicurezza”.  

 

La moglie, rientrò prima con uno dei figli. Poi fu la volta di Boetti. Era il 2011 e militari della Finanza lo aspettavano all’aeroporto di Levaldigi dove lo arrestarono. La moglie, durante il processo, ha sempre sostenuto di aver saputo che quella a Santo Domingo non era una semplice vacanza soltanto dopo la partenza. Eppure, su questo punto, il pm ha insistito per un’altra versione visto che la stessa Marino, poco prima di partire, “aveva venduto beni di famiglia e fatto ritirare i figli da scuola”. Entrambi i coniugi hanno sempre assistito alle udienze del processo, di cui, probabilmente, ci sarà un seguito in appello. Ora Boetti fa l’autista di autobus.  

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