Quarantenne accusato di stupro a una escort: “Non era bella come nelle foto”

Ieri in Tribunale a Novara si è tornati sull’episodio del 2011. La sorella della vittima: “Mi chiamò al telefono terrorizzata”


Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 13/09/2017 alle ore 17:34
novara

Il suo nome d’arte, quello con cui si presentava ai clienti, era «Brunetta». Un chiaro riferimento ai suoi occhi e ai capelli castani, e alle sue origini sudamericane. A lei l’uomo era arrivato proprio chiamando il cellulare trovato negli annunci di escort. Nel 2011 la giovane era a Novara e riceveva in un residence di via Ravenna.  

Oggi si è rifatta una vita e vive in Francia. Non vuole più saperne di quel passato. E difficilmente verrà a testimoniare al processo contro N.P., trentasettenne residente in città accusato di violenza sessuale. Secondo l’accusa, una volta entrato nella casa d’appuntamenti, aveva aggredito la escort e abusato di lei. Poi se ne era andato senza pagare. 

 

Ieri in aula quei drammatici momenti sono stati ripercorsi dalla sorella della vittima, rimasta ad abitare in Italia. All’imputato, che aveva detto di essere rimasto infastidito perché «Brunetta» era nella realtà diversa dalla ragazza che compariva nelle foto, avvenente e in abiti succinti, pubblicate sul web, ribatte: «Mia sorella è una bella persona, dentro e fuori».  

 

La vicenda

I fatti risalgono al pomeriggio del 9 agosto 2011. «Brunetta» è in casa sola, in via Ravenna. Riceve la chiamata di un cliente. Con tono gentile l’uomo le chiede una prestazione sessuale. La richiama poco dopo: «Sono sotto casa tua». Una volta salito vanno in camera da letto. E il cliente che fino a quel momento era parso gentile e tranquillo rivela le reali intenzioni. Comincia a toccarla in modo frenetico, insistente. Lei gli dice di stare calmo e lui, per tutta risposta, le tira un forte pugno in volto facendola cadere sul letto, tramortita. Poi la costringe ad avere un rapporto. E se ne va.  

 

«Brunetta» corre a chiedere aiuto a una vicina e poi telefona alla sorella: «Piangeva ed era terrorizzata» dicono entrambe. Partono le indagini sui tabulati, che portano al cellulare di N.P. : è lui che ha telefonato alla escort.  

Nel frattempo lei si rende irreperibile, e non può fare il riconoscimento fotografico. Dal 2013, riferisce la sorella ai giudici, non rientra più in Italia. 

 

La difesa

L’imputato, difeso dall’avvocato Gianluigi Garone, non nega quell’incontro. Ammette di aver contattato la escort: «Ma le foto non erano sue». E fornisce la sua verità. In sostanza, quando è arrivato all’appuntamento trova «Brunetta» meno avvenente della giovane nell’annuncio online. Lei se ne accorge e inizia a trattare sul prezzo. Alla fine si accontenta di 50 euro, meno della cifra che lei pretendeva dai clienti: «Ma il rapporto è stato consenziente». L’accusa non gli crede e lo manda a processo. 

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