Nel parco di piazza Nazioni partite di cricket tra migranti

Lo sport inventato dagli inglesi è diffuso in India e Pakistan

Alcune scene di gioco nel parco di piazza delle Nazioni


Pubblicato il 13/09/2017
SAVONA

La mazza impatta la pallina che schizza sull’erba, così rapida da non riuscire a seguirla a occhio nudo. È un ottimo colpo. Lo capisce il battitore, che scatta di corsa per raggiungere il lato opposto del pitch. E lo intuisce il pubblico ai bordi del prato, che balza in piedi e urla incitamenti in un misto di lingua indiana, inglese e italiana. È in corso una partita di cricket e lo stadio, se così lo si può chiamare, è il parco urbano di piazza delle Nazioni. Proprio qui, in pieno centro a Savona, tutte le settimane si ritrova un gruppo di amici provenienti dal Sud Est asiatico. Sono indiani, pakistani, bengalesi; molti vivono in Italia da anni, altri sono arrivati da pochi mesi. La passione per questo sport, completamente oscuro agli italiani, li unisce tutti. 

 

E i savonesi cosa ne pensano? Come di consueto, sui temi che riguardano immigrazione e integrazione, le opinioni sono difficili da conciliare. Persino una partita di cricket diventa motivo di lite, che inizia tra le panchine dei giardini pubblici e finisce sui social network. C’è chi vede l’invasione dell’area verde come un sopruso e se la prende coi soliti buonisti che la permettono. «Tolgono ai bambini la possibilità di giocare in quel prato» dice Elisa Cizza dei giocatori. «Monopolizzano uno spazio pubblico» sostiene Roberto Fanfano. I genitori sono gelosi del parco di piazza delle Nazioni, di fronte all’ingresso delle scuole elementari De Amicis: è uno spazio molto amato, ma spesso ostaggio del degrado e dello spaccio di droga. 

Altri, invece, difendono i contendenti. «Sono molto puliti ed educati – sostiene Giuseppe Grassi – e sono un deterrente per “giri” ben peggiori». «Bisognerebbe costruirgli un impianto, come un piccolo stadio, così da farli giocare in sicurezza» dice Tomaso Reverdito. «Metterei venti firme – proclama Liana Biggi – perché gli extracomunitari, invece di ubriacarsi, si ritrovassero a giocare a cricket. Anzi, mi proporrei come arbitro».  

 

In fondo, proprio educazione e rispetto dell’avversario sono elementi fondati del cricket. Qualsiasi azione che vada contro allo spirito del gioco, causa un danno al gioco stesso. I passanti, incuriositi, si fermano a osservare il match. Cercano di capire le regole di questo strano sport, simile al baseball e così diverso dal nostro calcio. Lo hanno inventato gli inglesi, che lo hanno poi esportato nelle loro colonie in giro per il mondo. Al momento è la seconda disciplina sportiva più seguita del pianeta. Le forze dell’ordine e gli enti pubblici, fino a oggi, hanno lasciato correre, pur sapendo quanto quelle partite si stiano giocando sul sottile confine che divide legalità e illegalità. In altre città la scelta è stata diversa. Proprio ieri, a Bolzano, il sindaco ha vietato il gioco nei parchi dopo che una palla, scagliata a gran velocità, ha colpito in faccia un bambino di due anni che si trovata sul terrazzo della propria casa.  

 

Intanto, mentre i savonesi si interrogano se il cricket nei giardini sia da estirpare o da incentivare, la vita della comunità del Sud Est asiatico va avanti. Ed è sempre più integrata, malgrado tutto. Il parco di piazza delle Nazioni ha persino ospitato sfide tra la squadra locale, che si fa chiamare Savona Tigers, e gli avversari genovesi, i Genova Stallions.  

Chi lo avrebbe mai detto? L’eterna rivalità tra Savona e Genova si rinnova su un improvvisato campo da cricket, tra due comunità di immigrati fiere di rappresentare la città che li ospita.  

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