Inizia la sfida più dura per Macron

La Francia scende in piazza contro la riforma del lavoro. I sindacati: non ci fermeremo qui. Contestate le misure che aumentano la flessibilità dei contratti. Scontri a Parigi e Nantes
AFP

Mentre i sindacati manifestavano a Parigi, il presidente francese visitava la Antille francesi devastate dall’urgano. Sono finora 37 le vittime nei Caraibi e 10 nel Sudest degli Stati Uniti. Il passaggio di Irma ha causato danni per circa 50 miliardi di dollari


Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 21/09/2017 alle ore 02:30
parigi

Emmanuel Macron lo ha detto chiaro e tondo: non cederà «ai fannulloni, ai cinici e agli estremisti». «I fannulloni sono in cammino», si leggeva ieri nelle banderuole agitate dai manifestanti che a Parigi e in tutta la Francia sono scesi in piazza contro la riforma del mercato del lavoro, un Jobs Act in salsa francese, che il presidente sta facendo passare sotto forma di decreti governativi. Sì, «in cammino», un riferimento esplicito a «En Marche!», il movimento macronista. 

 

Era il primo test «sociale» per il presidente. E, come al solito, il bicchiere si può vedere mezzo vuoto o mezzo pieno. Per la Cgt, il principale sindacato francese, equivalente della Cgil italiana, a Parigi erano in 60 mila (400 mila in tutta la Francia) a gridare «abbasso Macron», mentre la prefettura ne ha stimati 24 mila nella capitale, 223 mila nel resto della nazione. Quando François Hollande fece passare la sua riforma del mercato del lavoro (la legge El Khomri), la prima manifestazione indetta dai sindacati, il 9 marzo 2016, trascinò in piazza a Parigi, secondo i dati ufficiali, fra le 27 mila e le 29 mila persone, 100 mila per la Cgt. Se si calcola che stavolta era solo questo sindacato (e altri minori come Solidaires, Fsu e Unef) ad aver convocato le proteste, per loro non è andata così male. Tanto che Philippe Martinez, leader (battagliero e vecchio stampo) della Cgt, ha definito «molto forte» la mobilitazione di ieri. 

 

Intanto, Macron si trovava (casualmente?) a Saint-Martin, nelle Antille francesi, colpite dall’uragano Irma, a placare l’ira della popolazione locale, alle prese con danni enormi e diversi scompensi nei soccorsi. A Parigi, comunque, Bruno Le Maire, ministro dell’Economia, ha detto: «Tireremo dritto». Quanto a Muriel Pénicaud, la ministra del Lavoro, che ha portato avanti la trattativa sui decreti con grande abilità (riuscendo a dividere i sindacati), ha affermato che «il nostro Paese è pronto a inventare una flexicurity alla francese». Gli oppositori alla riforma sottolineano che la «flessibilità» c’è tutta : generalizzazione dei contratti a progetto, prevalenza del contratto d’impresa su quelli di categoria e sui nazionali e possibilità di licenziare più facilmente, grazie soprattutto all’introduzione di tetti massimi alle indennità che i tribunali del lavoro possono concedere nel caso di licenziamenti illegali. Della «sicurezza», invece, vedi le promesse del Macron-candidato, come l’estensione dei sussidi di disoccupazione ai liberi professionisti e i contributi pure a chi lascia un posto e non solo a chi è buttato fuori, per il momento neanche l’ombra. 

 

E ora? Martinez ha già indetto nuove proteste il 22 settembre, il giorno prima del Consiglio dei ministri che dovrebbe adottare i cinque decreti della riforma. E due giorni prima la manifestazione voluta da Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra alternativa (la France insoumise). In realtà lui si è fatto vedere anche ieri, in mezzo alla folla che lanciava slogan contro Macron a Marsiglia: fa pensare a un avvicinamento dei diversi filoni della protesta, mentre, soprattutto a Parigi, sventolavano tante bandiere di Force Ouvrière, sindacato che si è dimostrato più malleabile con il presidente e che non aveva aderito alla manifestazione, ma dove i dissidenti sarebbero numerosi.  

 

Le proteste potrebbero continuare anche dopo l’adozione dei decreti, quando saranno convertiti in legge dal Parlamento. Per niente positivo ieri è stato il fatto che ci siano stati scontri con la polizia, particolarmente violenti a Nantes. Intanto, Macron e i macronisti fanno finta di nulla. Guardano oltre, verso altre misure da prendere, come la nuova legge sul terrorismo, con la quale, secondo le indiscrezioni pubblicate da «Le Monde», il presidente vuole introdurre una qualificazione ad hoc delle «zone di frontiera» così da comprendere i due terzi della popolazione francese, con la possibilità di effettuare controlli sulle persone senza limiti, anche senza le deroghe che bisogna chiedere riguardo al trattato di Schengen. La riforma del mercato del lavoro Macron la mette dietro le spalle. Per lui, è cosa fatta. 

 

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