Il giudice: “Corona pericoloso, deve restare in carcere”. Lui inizia lo sciopero della fame

ANSA


Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 13/09/2017 alle ore 14:36

Fabrizio Corona è ancora “socialmente pericoloso” e, per questo, deve restare in carcere. Lo scrive il giudice della Sorveglianza di Milano Beatrice Crosti nel provvedimento con cui ha respinto la richiesta di affidamento in prova in una comunità che era stata presentata nei giorni scorsi dalla difesa dell’ex “fotografo dei vip”. «In assenza di positivi elementi di novità - si legge nel provvedimento - e in presenza di plurime violazioni alle prescrizioni, di condotte illecite e di provvedimenti emessi dal Tribunale - Sezione Autonoma Misure di prevenzione che offrono elementi anche sulla attuale pericolosità sociale del condannato, si ritiene che non si possa consentire a così breve distanza, al di là delle valutazioni in punto di ammissibilità, la concessione della richiesta misura».  

 

Corona, come spiegato dall’avvocato Chiesa, che ha presentato istanza assieme al legale Antonella Calcaterra, ha deciso di fare «lo sciopero della fame» per protestare contro questa decisione. Il giudice, da quanto si è saputo, ha fatto riferimento nel suo provvedimento alla condanna di tre mesi fa per un reato fiscale e ai suoi comportamenti non consoni durante l’affidamento in prova che fece, prima di essere arrestato lo scorso ottobre. Con l’arresto per la vicenda dei 2,6 milioni di euro sequestrati la Sorveglianza revocò l’affidamento. Tra i comportamenti non consoni le famose foto “hot” in barca con la fidanzata Silvia Provvedi del maggio 2016. 

 

Tra le violazioni alle prescrizioni, i giudici ricordano che «il 9 gennaio 2016 veniva controllato dagli agenti della Polizia Stradale di Trani a bordo di un’autovettura in compagnia di pregiudicati»; «il 20 giugno 2016 veniva fermato da agenti della Guardia di Finanza di Milano durante un controllo stradale e trovato alla guida di un motociclo senza patente (revocata) alle ore 23 e 30, pur avendo l’obbligo di rientrare presso la propria abitazione alle 23»; «venivano inoltre pubblicate su una rivista di ampia diffusione (giugno 2026) immagini attestanti una condotta non adeguata alla misura in corso e Corona era in vacanza a Capri, pur non risultando agli atti alcuna autorizzazione da parte del magistrato». Il giudice dà conto anche del «progressivo andamento delle assenze di Corona ai colloqui concordati e ai controlli tossicologici alla luce dell relazioni di aggiornamento dell’UEPE (ufficio esecuzione pena) e del Sert» nel giugno 2016.  

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