Verso il processo con l’accusa di falso il sottosegretario ai Beni Culturali Cesaro


Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 13/09/2017 alle ore 13:45
Roma

Verso il processo con l’accusa di falso il sottosegretario del ministero per i Beni culturali, Antimo Cesaro. La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti del sottosegretario di Scelta Civica che - stando all’accusa mossa dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Alberto Pioletti - avrebbe favorito suo cognato, già destinatario di finanziamenti collegati a una iniziativa culturale. I fatti riguardano una riunione del 13 settembre 2016 svoltasi al ministero, cui avrebbe partecipato - con Cesaro - anche un terzo soggetto non appartenente all’amministrazione.  

 

Secondo la ricostruzione dei pm romani, il capo di Gabinetto avrebbe chiesto al sottosegretario chi fosse questo soggetto. Cesaro avrebbe risposto che si tratta di un suo “collaboratore fiduciario” che curava i rapporti della sua segreteria sul territorio campano. E’ proprio in queste dichiarazioni che Cesaro avrebbe commesso il reato di falso: non solo avrebbe celato la reale identità di colui che aveva partecipato a quel vertice, ma avrebbe anche escluso che il soggetto potesse essere destinatario di finanziamenti collegati a una iniziativa culturale o che intendesse presentare progetti riguardanti il finanziamento. Dalle successive indagini sarebbe emerso infatti che l’uomo in questione era suo cognato e che proprio in quei giorni di settembre aveva avuto un colloquio con i tecnici di Invitalia per avere maggiori informazioni sulla possibilità di far ottenere a una associazione una serie di incentivi.  

 

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