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Politica
ANSA
Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 13/09/2017.
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Ius soli rinviato, il governo ci riproverà dopo il Def. L’appello dei sindaci dem: “Meglio fermarsi”

Precedenza al processo fallimentare e alle leggi sugli spettacoli

Se è vero quel che raccontano nel Pd, e cioè che lo Ius soli a detta di alcuni sondaggisti farebbe perdere al Pd uno o due punti percentuali alle prossime elezioni, si capisce quanto il tema agiti gli animi a pochi mesi dal voto. Matteo Renzi però ritiene che «è vero che scontenta a destra, ma ti fa prendere voti a sinistra», come dicono i suoi uomini. Quindi «se fosse per lui la voterebbe oggi, senza tentennare». Il leader Pd avrebbe voluto veder approvare la legge che concede la cittadinanza ai figli di immigrati prima dell’estate e neanche dopo il pressing dei suoi sindaci pare abbia avuto ripensamenti.  

 

Affidando però a Gentiloni l’onere di decidere, ben sapendo quanto sia scivolosa la questione per la tenuta del governo e della maggioranza. Ma non solo: è vero infatti che diversi primi cittadini di fede renziana in questi mesi lo abbiano messo sull’avviso delle ricadute che una simile normativa provocherebbe in sede locale. Anche perché una volta varata la legge e i suoi decreti attuativi, tutta una serie di pratiche ad essa legata dovrebbero passare in capo ai comuni, con tutto quel che ne consegue. Si capisce dunque perché la notizia del rinvio sia interpretata dai renziani come una campana a morto per la contestata norma almeno in questa legislatura.  

 

Mentre dalle parti del premier, molti si affannano a dire che l’intenzione è di andare avanti e di cercare uno spiraglio magari più in là, dopo la manovra. «Non si può mettere a rischio l’esecutivo sullo Ius soli, meglio mettere in sicurezza la manovra», è la linea governativa. «Entro l’autunno, ovvero entro dicembre, ci riproviamo», dicono a Palazzo Chigi. Già a fine settembre, quando sarà votata la nota di aggiornamento del Def che richiede 161 sì, il clima sarà più disteso, magari si spera che Ap possa ammorbidirsi e che possano cambiare le condizioni una volta stesa l’ossatura della legge di bilancio. Ma nessuno nel governo nasconde che la legge sia messa male.  

 

Nel Pd, tolto Renzi che non dice una sola parola diversa da Gentiloni e vuole dar mostra di procedere in sintonia, i suoi fanno capire che a novembre sarà tardi per varare una legge di così scarsa popolarità a ridosso delle elezioni.  

 

Fatto sta che ieri pomeriggio in una seduta lampo il Senato ha votato per alzata di mano l’inversione del calendario, senza neanche spostare lo Ius soli previsto questa settimana a un’altra data a fine mese. Allo stato «non c’è una maggioranza per approvare la legge», sentenzia Luigi Zanda, mentre la Finocchiaro si spertica per garantire che «il governo lavora per approvarla». A Palazzo Madama si andrà avanti con le leggi sugli spettacoli dal vivo, sul processo fallimentare, con le mozioni sui monumenti a Colombo, fino al voto clou sul Def non ancora fissato. «Ora dobbiamo portare a casa i 161 voti per la nota del Def e non possiamo creare tensioni con Ap», ammettono nel gruppo Pd al Senato. Mettendo in conto le bordate della sinistra Mdp che puntualmente arrivano da Speranza, ringalluzzito dal ritrovato accordo che allontana Pisapia dal Pd. E ben sapendo che l’agenda di fine legislatura riserverà poche sorprese oltre al varo della manovra. 

 

La legge sul testamento biologico, che divide la maggioranza e lo stesso Pd, viene data per morta: nella settimana dal 26 al 28 settembre, questa la formula votata in aula, «solo se conclusi in commissione», saranno esaminati i ddl sul Bio-testamento, quello sullo smaltimento dei fanghi in agricoltura, la legge europea 2017, la legge fallimentare nonché il ddl di modifica delle aree protette. Mentre quella sui vitalizi varata dalla Camera ha un percorso a ostacoli: prevedono i ben informati che farà una lunga sosta ai box in commissione, dove sentiti i costituzionalisti saranno inseriti i cambiamenti, magari togliendo il ricalcolo degli assegni per gli ex parlamentari che fa temere un effetto domino su tutti i pensionati: poi si andrà in aula a novembre per tornare a dicembre alla Camera, che dovrà correre per provare ad approvarla.  

carlo bertini
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