Eurobasket: Italia eliminata, Serbia in semifinale

Delusione, tristezza, ma anche orgoglio negli occhi degli azzurri dopo la netta sconfitta nei quarti di finale dell’Eurobasket contro la Serbia
AFP


Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 13/09/2017 alle ore 23:38

 

La cronaca della partita  

 

Gli azzurri pagano il deficit fisico in area, testimoniato dalla sconfitta 44-19 a rimbalzo, e i tanto temuti Boban Marjanovic (10 punti) e Bogdan Bogdanovic (22) sono determinanti: il 2.22 dei Detroit Pistons sposta gli equilibri in avvio, quando la Serbia si impadronisce dell’area, il futuro rookie dei Sacramento Kings segna una tripla (la prima dopo sette errori) al 35’ spegnendo l’illusione degli azzurri, tornati dal -15 al -8. E in difesa Bogdanovic è il primo staffettista in marcatura su Marco Belinelli, a cui viene tolto il tiro da tre (51% prima di oggi, 18 punti ma 2-11 dalla distanza contro i serbi). Se al divario fisico e ai numeri dei singoli si aggiungono fischi incomprensibili del trio arbitrale, in particolare del giapponese Kato (designazione singolare, di un fischietto non proprio di primo piano…), si completa il quadro dell’eliminazione di un’Italia orgogliosa ma che, senza Danilo Gallinari, denuncia troppi limiti per andare in semifinale contro la Russia.  

 

L’Italia parte bene in difesa, ai serbi servono 5’ per trovare i primi punti, ma l’Italia non ne ha approfittato, essendo soltanto a quota 5. Quando entra Marjanovic, la partita cambia perché il pivot legge i raddoppi della difesa azzurra e fa segnare tutti: da Jovic a Bogdanovic a Lucic (11). E così dopo il +4 con le triple di Filloy e Belinelli (16-12), l’Italia crolla a rimbalzo, nonostante l’eccellente impatto di Christan Burns. L’11-2 chiuso dall’ex milanese Macvan (13) vale il 27-38 e il rientro dall’intervallo non migliora le cose, perché l’Italia perde la mira dalla distanza (10 triple sbagliate consecutivamente) e finisce a -15 (37-52). Di puro cuore, con Biligha, Datome (15) e un lampo di Belinelli, gli azzurri tornano a -8 a metà 4° periodo (59-67). Ma qui la classe di Bogdanovic cancella le ultime speranze italiane, e spedisce la Serbia a +18 e in zona podio, a contendere l’oro alla vincente della finale anticipata Spagna-Slovenia. Per l’Italia finiscono il sogno e il breve secondo ciclo di Messina. Da Sacchetti, e da Italia-Romania del 23 novembre a Torino, ripartirà un ciclo molto differente.  

 

 

Negli spogliatoi  

 

«Fa male uscire e finire così questa bella avventura - ha detto il capitano Gigi Datome -, ma dobbiamo ammettere che loro hanno giocato meglio di noi e sono stati più forti. Io per primo non ho reso come avrei potuto, ma bisogna tenere sempre presente anche il valore degli avversari e la Serbia si è dimostrata una grande squadra. Comunque ci abbiamo creduto e siamo stati ambiziosi, davvero pensavamo di poter entrare fra le prime quattro e lottare per una medaglia dopo un lavoro lungo e intenso di quasi due mesi. Quando perdi c’è sempre qualche motivo per recriminare, ma credo che la nostra volontà e il nostro carattere siano stati magnifici».  

 

Il ct Ettore Messina lascia la panchina azzurra, gli subentrerà Meo Sacchetti. Che cosa si sente di dirgli Datome, nel suo ruolo di capitano? «Gli dò il benvenuto e credo che Meo troverà un bel gruppo e soprattutto un bel clima. Certo, forse è ora di pensare come creare più giocatori italiani che possano arrivare alla Nazionale, ma è un discorso lungo e complesso. So che soldi non ce ne sono molti, ma la Nazionale ha bisogno di allargare la propria base, anche in vista delle qualificazioni ai Mondiali alle quali ben difficilmente potranno partecipare i giocatori della Nba e quelli che disputano l’Eurolega».  

 

Anche Daniel Hackett è conteso tra il dispiacere e la soddisfazione: «Abbiamo dato tutto e in una partita secca può anche succedere che la squadra meno attrezzata alla fine la spunti. Purtroppo questa volta non è andata così. Avevo tanta voglia di tornare al top dopo 8 mesi di inattività e l’operazione che ho subito lo scorso dicembre. Ringrazio la Nazionale di avermi aiutato e i miei compagni per come mi hanno accolto e sorretto. E’ stata un’avventura meravigliosa che credo lascerà un segno e un esempio per quelli che verranno».  

 

Il presidente federale Gianni Petrucci credeva forse più di tutti nella possibilità di vincere, ma alla fine ha ammesso la forza degli avversari: «Niente da dire, hanno meritato. Dobbiamo solo ringraziare questi azzurri e Messina, che lascia la Nazionale per dedicarsi solo ai San Antonio Spurs ma spero che un giorno voglia tornare ad allenare in Italia. In questa squadra ho visto un grande cuore, che purtroppo però non è bastato. Avevamo cinque esordienti, eppure siamo andati oltre le attese. Ora in Consiglio Federale dovremo trovare il modo per allargare la base dei giocatori italiani di qualità e avere così più ricambio per la Nazionale, che resta comunque il traino di tutto il movimento».  

 

 

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