SottoMessi

Pesante ko della Juve a Barcellona: decisive le prodezze del fenomeno ma anche un atteggiamento mai così remissivo
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Lionel Messi, 30 anni, esulta tra Matuidi e Benatia dopo la rete che ha sbloccato la partita

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Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 21/09/2017 alle ore 02:30
inviato a barcellona

Di buono c’è la data sul calendario, siamo al 12 settembre, e, volendo ignorare il risultato già incrinato (1-0), anche un discreto primo tempo. Tutto il resto è stato modello Cardiff: ovvero una Juve inguardabile, per atteggiamento (sul campo) e temperamento (nella testa), che nella ripresa s’è squagliata all’improvviso. Bianconeri sottoMessi, in senso letterale e nominale, perché il numero dieci blaugrana ha dominato, come ai vecchi tempi. Quasi come l’addio di Neymar gli avesse levato un limitatore, di dribbling, invenzioni, gol. Ieri, è stato tutto: due gol dei suoi, da sparare in orbita per far vedere agli alieni come si gioca a pallone, e l’innesco per il tris di Rakitic. All’incasso: Barcellona-Juve 3-0, pesantissimo, più per il morale che per la classifica, perché poi siamo appena all’inizio di quel lungo viaggio che è la Champions. Però, che è stata una bella botta, lo si vedeva dalle facce e dagli sguardi: finali a parte, a certe figure, e a certi punteggi, i bianconeri non erano più abituati. Postilla: meglio lasciar perdere le assenze bianconere, che c’erano ma che non avrebbero spostato, e i paragoni tra i futuri eredi e Messi. Al momento, continua a fare un altro sport.  

 

Contropiedi sprecati  

Si vede che da queste parti il buon giorno non s’intuisce dal mattino, perché l’avvio della Juve è discreto, quasi buono: rischia di prendere gol, ma pure di farlo e, comunque, se la gioca. Allegri s’è messo a specchio del Barça, con Bentancur mezzala e De Sciglio (che si farà male) terzino destro: con Pjanic, saranno i meno peggio. La differenza, almeno stavolta, è l’avere Messi: Dybala e Higuain sparacchiano davanti a Ter Stegen, e faranno anche peggio nella ripresa, leggeri e inconcludenti, la Pulce no. Infilando Buffon per la prima volta in carriera. Non è una tragedia, al Camp Nou può capitare, lo è invece concedere un corridoio libero al minuto 45, quando una squadra come la Juve dovrebbe chiudere tutti i portoni e buttare via la chiave. Però, fin lì, i bianconeri non erano stati male, appunto, concedendo al Barça quel che è del Barça: possesso palla (65 per cento alla pausa, 64 al gong) e gestione del tempo, ma non sempre conduzione della partita. Perché, s’è detto, i campioni d’Italia hanno avuto le loro chance, tra colpi fuori (De Sciglio e Pjanic) e contropiedi, malamente sciupati dagli argentini. Lì, è mancata un bel po’ di cattiveria, soprattutto a Higuain: un lusso che contro certi avversari non puoi permetterti. 

 

Ripresa disastrosa  

Quando si ricomincia, il Barça, anzi Messi, è peggio di un uragano: palo da fuori, la polvere da sparo per il raddoppio di Rakitic e un altro gol da «ci penso io», con slalom e rasoterra teleguidato. Allegri aveva provato a risalire, con Bernardeschi al posto di Bentancur, e il classico 4-2-3-1: encefalogramma piatto da parte della squadra, lunga e sfilacciata, come qui non è concesso. Tant’è che il terzo gol era nato da una palla maldestramente persa davanti. Il resto è un pugno di emozioni, ma di quelle che tanto non cambiano il finale: gol di Suarez annullato per fuorigioco e salvataggio di Piqué sulla linea. Viene in mente una frase di Antoni Gaudì, l’architetto della Sagrada Familia di Barcellona: «L’opera dell’uomo non può essere superiore a quella di Dio». Ieri sera, si chiamava Messi, ma davanti a una Juve umana e vulnerabile: troppo. 

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