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Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 13/09/2017.
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Il Napoli con Milik all’esame Shakhtar. “Mai stato meglio”

Ci vuole un fisico bestiale, eh sì: perché questa è la Champions League, ladies and gentlemen, e val la pena di irrompere immediatamente di potenza, semmai anche di prepotenza, per non ritrovarsi attardati e rischiare di finire affogati dall’ansia. Ci vuole il fisico di Arkadiusz Milik che esce dalla panchina e si prende il Napoli: a sorpresa, ma mica poi tanto, perché un anno fa, proprio in Ucraina, il vento dell’Est soffiò talmente forte da spazzare via la Dinamo Kiev. Doppietta di Milik, l’erede del Pipita, almeno fino a quando non ci rimise un ginocchio e circa sei mesi complessivi per ritrovare se stesso: «Ma sto bene da tempo e l’ho fatto vedere anche con la Nazionale. Anzi, se volete, sto persino meglio di prima che mi capitasse l’incidente, pure mentalmente». Ha lavorato, ha aspettato (perché intanto è esploso Mertens, da centravanti vero, ed è diventata un’altra storia), ma stasera nel debutto del Napoli in casa dello Shakhtar (in casa si fa per dire: si gioca a Kharkiv, oltre 300 km più a Nord di Donetsk) tocca di nuovo a Milik, con Mertens che emigra a sinistra e Insigne che va a rifiatare in panchina, perché ne ha bisogno un po’ dopo aver tirato il carro per settimane. 

 

Il turnover di Sarri  

È la pura legge del turnover a cui ricorre Maurizio Sarri, lasciando intuire qualcosa ma non tutto: «Può darsi che accada oggi o magari domenica». Può darsi che si fermi per una serata anche Jorginho, lasciando la regia a Diawara, ma non Hamsik: «Per me è insostituibile e dunque gioca. Ci può stare che avverta un periodo di flessione. Io l’ho fatto uscire sempre, in queste prime cinque partite ufficiali, per farlo riposare: i fuoriclasse, nei periodi difficili, vanno sostenuti. Marek giocherà e mi darà il 101%». Il resto deve farlo il Napoli a trazione anteriore in un girone difficile ma non impossibile, nel quale Sarri si presenta a modo suo: «È dura ma vogliamo passare il turno e proveremo a farlo come sappiamo. Perché con Atalanta e Bologna, è vero, abbiamo giocato bene a metà. A me piace che invece succeda per tutti i novanta minuti».  

 

andrea d’amico
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