Al Museo della Montagna di Torino la fotografie sono a chilometri zero

Borgate montane, in ogni scatto una storia senza tempo: il fascino a un passo da casa

La scelta del collettivo di fotografi protagonista della mostra è di non firmare le singole immagini. La foto a destra è stata scattata a Valdieri (Cuneo)


Pubblicato il 14/09/2017
Ultima modifica il 14/09/2017 alle ore 18:28
torino

Il digitale ha velocizzato il processo fotografico, ma per fotografare bisogna avere occhio, e la familiarità con l’inquadratura è un dono artistico. Principio ribadito nella mostra «Borgate Montane» che si apre domani al Museo Nazionale della Montagna: propone gli scatti di otto pittoresche località piemontesi. Il progetto nasce dall’associazione Oculus Digitale, sorta nel 2011 a Torino: riunisce appassionati, realizza progetti fotografici e mostre collettive.  

Oculus è spesso ispirata dal principio dei «chilometri zero»: una buona foto si può fare anche senza andare all’altro capo del mondo, così i suoi lavori sono sviluppati in gran parte sul territorio piemontese, se non addirittura in città.  

 

LE BORGATE  

Ogni scatto di «Borgate montane» racconta una storia: quella di luoghi vicini che sembrano lontani nel tempo, dei loro abitanti, degli stessi fotografi che li hanno visitati. Il lavoro collettivo non ha la pretesa di offrire una documentazione scientifica e completa dei luoghi, ma documenta come per scattare una buona foto occorrano interesse, curiosità e cultura visiva; che si tratti di digitale o di analogico è sempre la testa ad avere occhio... Le borgate in mostra sono otto: Balboutet, frazione di Usseaux nel cuore dell’alta Valle Chisone; Campertogno, borgata della Valsesia; Indiritto, frazione di Coazze in una delle più belle vallate minori della Val Sangone; Rochemolles frazione di Bardonecchia; Rorà, in Val Luserna; Vrù nel comune di Cantoira, in Val Grande di Lanzo; in provincia di Cuneo Ostana, piccolo comune in Valle Po e Valdieri, nel Parco delle Alpi Marittime. 

 

LA SORPRESA  

«Temevamo di trovare situazioni ripetitive, invece ci siamo resi conto dell’originalità e dell’unicità di ciascun borgo - racconta Andrea Maina, uno dei fotografi e nel consiglio direttivo di Oculus Digitale- Per una delle sessioni fotografiche a Rorà avevamo contattato il titolare di un agriturismo, un ex dirigente che si è dato alla vita contadina. L’idea era fotografare la panificazione: arrivo alle 5, impasto, lievitazione, cottura. A un certo punto da una vecchia auto malandata è sceso un tale che si carica sulle spalle una carcassa di mucca senza pelle. E così ci siamo trovati a fotografare anche la produzione del salame tra coltelli affilatissimi, ossa e frattaglie». 

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