Gli studenti del Boselli in strada per protestare contro lo spostamento dei docenti

Il caso che ha fatto più scalpore è lo spostamento di Giuseppe Iaria, leader dei Cobas scuola torinesi


Pubblicato il 14/09/2017
Ultima modifica il 15/09/2017 alle ore 13:28
torino

Tutti in strada anziché tra i banchi, stamane, giovedì 14 settembre, gli studenti dell’Istituto professionale e tecnico Boselli della sede di via Sansovino. I ragazzi protestano contro lo spostamento di una serie di docenti, una decisione del preside che è andato contro così alle scelte del collegio docenti: i professori avevano votato come criterio prioritario la continuità didattica. Il caso che, prima ancora della ripresa delle lezioni, ha fatto più scalpore, è lo spostamento del professor Giuseppe Iaria, leader dei Cobas scuola torinesi, contro il quale il dirigente scolastico aveva già intrapreso alcune azioni, tanto che il docente si era di messo da Rsu, non essendo possibile il dialogo con il capo d’istituto.  

 

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Sono tanti i professori che affermano che da quando il dirigente è approdato, due anni fa, al Boselli - tre sedi e circa 1500 studenti, oltre ad un frequentatissimo serale - «il clima nella scuola è avvelenato dalla mancanza di comunicazione, dall’atteggiamento autoritario e spesso offensivo del preside». Ancora: «L’atmosfera è tale per cui la vicepreside di via Sansovino, dopo dieci anni, ha lasciato l’incarico e molti si rifiutano di assumere il compito di coordinatori di classe». 

 

«UNA MANIFESTAZIONE PACIFICA»  

Per gli studenti «quella odierna è una manifestazione pacifica che ha lasciato la libertà a ciascuno studente di decidere personalmente se condividere o meno questo momento di protesta. Si è arrivati a questa situazione perché i confronti con il dirigente scolastico si sono rilevati inefficaci. È stato un successo in quanto solo pochissimi hanno deciso di entrare a scuola. La mattinata, infatti, è stata ravvivata da un vivace dibattito tra gli studenti che nel loro confronto hanno affrontato diversi temi quali il diritto allo studio all’interno di un’ istituzione bene organizzata e che tenga conto delle loro esigenze di formazione e di apprendimento in un clima sereno e costruttivo». Se la situazione resterà immutata - spiegano i ragazzi - la protesta continuerà.  

 

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