Riapre a Torino il punto di incontro dei “paninari” negli Anni Ottanta

Una famiglia cinese inaugura in via XX Settembre lo storico fast food Mellow


Pubblicato il 14/09/2017
Ultima modifica il 14/09/2017 alle ore 08:25
torino

Sarà come fare un salto indietro di trent’anni. Torna da domani in via XX Settembre 69 Mellow, lo storico marchio di fast food torinese che ha segnato un’epoca a cavallo tra gli Anni 80 e 90. Riapre per volontà di Felice Hu, a Torino dal 1991 e titolare dal 2003 del locale (e del marchio) di Corso Siccardi. Un regalo che fa «ai tanti torinesi che ancora vengono nel mio locale giapponese (il Kyoto, nrd) all’angolo con via Bertola convinti di trovare ancora il logo giallo e arancione del Mellow», specifica. Ma è un regalo che fa anche al figlio Brandon, nato a Torino e appena diciottenne, per aiutare a lanciarlo nel mondo dello street food, partendo da un’eredità non indifferente.  

 

DATA PORTAFORTUNA  

Dopo anni di chiusura le serrande del Mellow si riaprono «in una data portafortuna per il calendario giapponese: con la stessa passione, la stessa energia, gli stessi prodotti». Il Mellow Burgher, il Mellow Bacon, l’Happy Mellow (con i funghi) e il mitico Popaye (con spinaci e formaggio, prodotto esclusivo). Poi patatine fritte, bibite gassate e Bubble Tea, un tè allo sciroppo che oggi va per la maggiore.  

Massimo Ferrò, storico titolare del punto vendita di corso Siccardi (gli altri due erano in via Nizza e in via Di Nanni) ricorda con affetto e rimpianto «i bei tempi quando fatturavo oltre un miliardo di lire all’anno e avevo 12 dipendenti». Ferrò, che oggi gestisce un bar a Moncalieri, entrò come dipendente al Mellow appena aperto, nel 1984. Poi, proprio come nel mito americano, ne divenne proprietario. Un mito il Mellow lo era davvero soprattutto per tutti quei torinesi, oggi cinquantenni e all’epoca figli del boom degli Anni 60, che da teenager inseguivano i coetanei milanesi con la consapevolezza di essere dei provinciali. Era una Torino profondamente diversa. Milano era «da bere», i torinesi scopiazzavano il modello del «paninaro» di piazza San Babila grazie alle caricature di Enzo Braschi in «Drive In». Corso Siccardi pullulava ogni sera di ragazzi e ragazze in moto o con la Uno, vestiti con le felpe, il giubbotto di pelle, il risvoltino ai blue jeans, sperando di sposare Simon Le Bon o cuccare come Fonzie. Mellow era la catena di fast food della «Torino popolare», nonché un covo granata ai tempi di Toni Polster. 

 

LA TRASFORMAZIONE  

Quella più «in» della collina preferiva Burghertime di via Amendola o Flashburgher di via Lagrange. Poi anche i fast food si sono trasformati: dai paninari si passò a un pubblico di famiglie e di studenti. L’apertura di McDonald’s nel 1993 cambiò le carte in tavola, anche per la provinciale Torino.  

Oggi che il fast food si è trasformato soprattutto in cibo di strada di qualità a Km 0 il ritorno del Mellow segna veramente un salto allo stile Anni 80. In questo Felice Hu ha le idee molto chiare: logo uguale, ma un po’ rivisitato (con il rosso al posto dell’arancione), interni del negozio più vicini allo stile contemporaneo.  

Domani si apre alle 10. I panini partono da 2,50 euro, il menu (burgher, patatine, bevanda) va dai 5 ai 6,50.  

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