Carige, rafforzamento da un miliardo con la conversione dei bond subordinati


Pubblicato il 14/09/2017
Ultima modifica il 22/09/2017 alle ore 02:30
milano

Un rafforzamento patrimoniale da un miliardo, dove accanto a 500 milioni di aumento di capitale cash e alle dismissioni ci sarà anche un «severo» esercizio di conversione di bond subordinati in azioni. Sono i numeri che l’ad di Carige, Paolo Fiorentino, presenterà oggi al mercato nell’ambito del piano industriale. 

 

L’operazione di conversione, riservata agli investitori istituzionali, riguarderà quattro emissioni per un totale di 510 milioni nominali. Una Tier1 da 160 milioni e altre quattro Tier2 per circa 350 milioni complessivi. La conversione sarà particolarmente severa, spiegano le fonti interpellate. Anche perché, si spiega, «nessuno ha voglia di mettere nuovo equity prima che le altre classi di capitale subordinato abbiano fatto la loro parte». 

 

I 510 milioni di euro nominali di bond dovrebbero portare meno di 300 milioni di nuovo capitale, con una «tosatura» di oltre il 40%. Attualmente l’emissione Tier 1 quota attorno al 30% del nominale mentre mentre le emission Tier 2 vengono scambiate tra il 70 e l’80% del valore facciale. Tra maggiori detentori ci sono Generali (meno di 80 milioni), Unipol e un’altra assicurazione, accanto a fondi e speculativi che hanno preso posizione anche in tempi recenti approfittando delle basse quotazioni dei titoli.  

 

Ieri un cda di Carige ha varato il piano al 2020, che prevede un ritorno all’utile nel 2018 e che il piano, oltre che sui ricavi, spingerà sul taglio dei costi, con un numero di esuberi che potrebbe lievitare di 400-500 unità rispetto alle previsioni del precedente piano (numero che include però anche i dipendenti che verranno ceduti insieme alle attività, come Creditis o la piattaforma di gestione degli Npl). Carige ha intanto pubblicato la relazione all’assemblea di Malacalza Investimenti sulla sua proposta sulla ricapitalizzazione, che a differenza di quella del Cda non prevede in nessun caso l’esclusione del diritto di opzione. 

 

La holding della famiglia piacentina è convinta del fatto che tale formulazione «favorirà la formazione di un un ampio consenso» in assemblea e «auspicabilmente» anche del mercato sulla ricapitalizzazione, influendo «positivamente sulla capacità della banca di raccogliere capitale» L’adozione della delibera di Malacalza - che «non contempla alcuna variazione» su tempi e importi della ricapitalizzazione - eviterebbe inoltre di ingenerare nel mercato l’idea di «un abbandono» della banca da parte dei suoi soci. 

 

Il cda ha anche cooptato l’avvocato Giacomo Fenoglio al posto del dimissionario Guido Bastianini.

 

 

home

home

I più letti del giorno

I più letti del giorno