Evasione fiscale e bancarotta: 160 milioni di euro sequestrati a commercialisti romani

Coinvolto Pambianchi, ex presidente Confcommercio Lazio


Pubblicato il 14/09/2017
Ultima modifica il 14/09/2017 alle ore 11:46
roma

Evasione fiscale e bancarotta fraudolenta aggravata dalla transnazionalità. La Guardia di finanza, coordinata dalla procura di Roma, ha condotto un’operazione che vede 22 persone indagate e 160 milioni di euro sequestrati a alcuni commercialisti romani dello studio Pambianchi - Mazzieri. Coinvolti negli accertamenti anche Cesare Pambianchi (ex presidente Confcommercio Lazio) e Carlo Mazzieri, già arrestati nel giugno 2011 e recentemente condannati in primo grado per condotte analoghe a quelle ora contestate.  

 

I due professionisti avrebbero formalmente separato la propria attività professionale continuando, in realtà, a collaborare, agevolando l’evasione fiscale di imprenditori che si erano loro rivolti e salvaguardandoli da ogni forma di responsabilità. L’obiettivo di non versare le imposte all’erario, restando impuniti, poteva essere perseguito sia attraverso il trasferimento all’estero della parte di società gravata dei debiti erariali, sia attraverso la sua messa in liquidazione. In entrambi i casi era necessario ottenere la cancellazione dal registro delle imprese, così da impedire il fallimento dell’azienda e rendere dunque impossibile per l’erario riscuotere quanto dovuto. Il servizio reso dagli scorretti commercialisti prevedeva, infatti, anche l’ingaggio di alcune “teste di legno” che, spesso erano soggetti anziani e in precarie condizioni di salute, in altri, viceversa, erano persone del tutto insospettabili. In una circostanza, in particolare, un imprenditore si raccomandava affinché l’amministratore scelto fosse “pulito” e “capace di intendere e di volere”.  

 

Tra i soggetti coinvolti nel sequestro anche un imprenditore mantovano da sempre alla guida di aziende leader nell’impiantistica industriale, che già negli anni novanta era stato coinvolto nell’inchiesta “mani pulite” per una tangente di 3 miliardi di lire e che in seguito era tornato agli onori delle cronache per un’accusa di truffa rivoltagli da altri imprenditori in ordine ad un comune investimento. Tra i 22 indagati anche imprenditori operanti nei settori più disparati (call center, telecomunicazioni, l’intrattenimento, la torrefazione, il commercio di autoveicoli o di abbigliamento).  

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