Grillo blinda il suo candidato in Sicilia

Salta la mediazione con l’attivista escluso, un giudice deciderà se bisogna rivotare E slittano le regole per le primarie nazionali: “Così non avvantaggiamo gli hacker”
LAPRESSE

Il tribunale
di Palermo
ha sospeso le primarie online con cui i 5stelle avevano scelto Cancelleri


Pubblicato il 14/09/2017
Ultima modifica il 22/09/2017 alle ore 02:30
roma

«Si è passati da una storia che poteva risolversi con una telefonata alle minacce di morte». Quando Mauro Giulivi, l’attivista grillino che rischia di far saltare la candidatura di Giancarlo Cancelleri alla Regione Sicilia, pronuncia questa frase anche l’ultimo tentativo di conciliazione è già fallito. Beppe Grillo ha scelto la strada più pericolosa per il M5S ma anche quella che gli permetterà di non retrocedere di un millimetro di fronte a futuri ricorsi. O almeno così spera.  

 

La possibilità di un accordo con Giulivi c’era. Gli avvocati del comico in un primo momento erano ottimisti. Poi qualcosa è andato storto con la controparte rappresentata dall’avvocato-incubo per il M5S Lorenzo Borré. Gli umori di Grillo hanno fatto il resto. Il leader è stufo delle beghe giudiziarie ma non vuole neanche che il M5S sia permeabile a qualsiasi ricorso. Per questo, con i suoi legali è pronto a piazzare in mano al giudice una contromossa: sostenere che in qualità di capo politico e garante è nelle sue prerogative dichiarare come legittimo il voto del 9 luglio che ha incoronato Giancarlo Cancelleri e che il tribunale di Palermo ha sospeso. Basterà? Certo, potrebbe non aiutarlo il fatto che ieri sera, all’ora di cena, non era stato ancora pubblicato sul blog di Grillo il dispositivo della sentenza, come aveva chiesto di fare il giudice. Non propriamente un gesto di distensione e di cortesia agli occhi del magistrato che il 18 settembre potrebbe confermare la sospensione delle Regionarie a 5 Stelle e invalidare il risultato. Il Movimento si troverebbe a dover rifare una votazione in piena campagna elettorale e alla vigilia del grande evento di Rimini dove sabato 23 settembre Luigi Di Maio dovrebbe salire sul palco da candidato premier.  

 

Un appuntamento a cui i grillini arriveranno con gli strascichi delle faide siciliane e con i molti, troppi dubbi sulle regole interne al M5S. Non solo per quello che è successo in questo anno di incertezze e strappi alle regole, di votazioni rifatte per le bizze di Grillo (vedi Genova), di garantismo recuperato ad personam (vedi Virginia Raggi), ma anche perché a otto giorni dall’inizio della festa in Romagna non si sa né come si voterà né chi sfiderà Di Maio.  

 

«Le regole arriveranno prestissimo» promettono dal M5S. Ma in realtà alla Casaleggio Associati, l’azienda che gestirà le primarie sulla piattaforma Rousseau, avrebbero deciso di far sapere all’ultimo momento utile come si voterà. I motivi sono due: non dare tempo a eventuali ricorsi ed evitare che gli hacker, che in estate hanno sguazzato a piacimento dentro Rousseau, si rifacciano vivi e guastino la festa a tutti. 

 

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