Ius soli, scontro nel Pd su Delrio

Il ministro denuncia il dietrofront: “Un atto di paura grave, non dobbiamo farci dominare” Renzi: capisco Graziano, ma io sto con Gentiloni. Orfini: senza fiducia non passerà mai
ANSA


Pubblicato il 14/09/2017
Ultima modifica il 22/09/2017 alle ore 02:30
roma

Il dietrofront del Senato sullo ius soli «è certamente un atto di paura grave». All’indomani della resa del Pd a Palazzo Madama sulla legge che cambia le regole per la cittadinanza («in questo momento non c’è una maggioranza», la confessione del capogruppo Luigi Zanda), le parole del ministro dei Trasporti Graziano Delrio al tg della cattolica Tv2000 suonano come un’accusa pesante al partito e al governo di cui fa parte. E aprono una distanza col segretario dem, a cui Delrio è storicamente vicino: «Capisco l’amarezza di Graziano, che da sindaco di Reggio Emilia promosse la raccolta firme “L’Italia sono anch’io” per i diritti di cittadinanza – commenta Renzi con alcuni collaboratori – ma io sto con Gentiloni». 

 

«Questa è una legge di civiltà e diritti. Non dobbiamo farci dominare dalla paura – predica dalla tv dei vescovi il ministro emiliano - Non ci può venire nessun male nel riconoscere i diritti a questi ragazzi che sono già di fatto italiani: parlano il nostro dialetto, giocano con i nostri figli. Devono essere riconosciuti per quello che sono: persone. Uno sguardo diverso verso l’immigrazione significa anche riconoscere i loro diritti». All’interno del governo Gentiloni, il dottor Delrio, medico endocrinologo di formazione cattolica con nove figli, è considerato il capofila di un’ala più umanitaria e solidale sul tema migratorio rispetto a quella “legge e ordine” incarnata dal ministro dell’Interno Marco Minniti: una diversità di approccio divenuta plastica quest’estate in occasione della polemica sull’uso dei porti, all’indomani dell’approvazione del codice di condotta per le Ong. Da sindaco della sua città, nel 2011, fu promotore di una campagna con tanto di due proposte di legge di iniziativa popolare per estendere i diritti di cittadinanza, di cui è così fiero da riportarne notizia nel breve curriculum sul sito del governo.  

 

Normale quindi che il tema sia per lui particolarmente sensibile. Ma le sue dichiarazioni aprono una breccia: avvertito di quelle parole, pur capendone l’origine e il senso, il segretario Renzi fa filtrare la sua posizione, senza esitazioni accanto al governo. Due senatori renziani, Andrea Marcucci e Franco Mirabelli, diffondono una nota ufficiale per dire che «dispiacciono le parole di Delrio» visto che «sa bene che portare il testo in Aula in questi giorni avrebbe significato affossarlo perché non c’erano i numeri». Per tentare di smorzare sul nascere eventuali tensioni, Renzi sente i due interessati, il ministro Delrio e il presidente Gentiloni. 

 

Il fatto è che il titolare dei Trasporti tocca un tasto dolente dentro al Pd. Il leader della minoranza interna, Andrea Orlando, ricorda che «siamo stati capaci di trovare voti dove prima non c’erano, come per il processo penale, gli ecoreati o le unioni civili», per cui bisogna andare avanti: «Non si deve partire dalla fiducia ma non si può certo escludere». Il presidente dem, Matteo Orfini, ribadisce che «la posizione del Pd è chiarissima: noi lo vogliamo approvare, lo dobbiamo approvare», ma tira per la giacca il presidente del consiglio: «Per approvarlo serve la fiducia». Un ventaglio di dichiarazioni di buona volontà destinate in realtà, secondo un renziano di primo piano, a restare sulla carta: «Lo ius soli è un tema divisivo: o mettevi la fiducia a giugno, prima dell’estate, oppure, più ci si avvicina alle elezioni più diventa difficile riuscirci». 

 

Una sensazione che probabilmente ha avvertito anche Delrio. «Ultimamente è stato creato un clima molto grave, sono state utilizzate parole sbagliate – si allarma – bisogna saper governare l’immigrazione perché non può essere governata dagli scafisti o dal caso ma da flussi regolari che danno dignità e certezza di accoglienza». Secondo Massimo D’Alema rinunciare allo ius soli può essere addirittura un problema di sicurezza: «Che milioni di ragazzini che nascono qui siano apolidi è un errore enorme». Ma l’ipotesi di riuscire ad approvarlo si allontana sempre di più. 

 

Scopri La Stampa TuttoDigitale e abbonati

home

home

I più letti del giorno

I più letti del giorno