Manovra, la difficile trattativa del premier con Pisapia per placare i falchi di Mdp

D’Attorre: non terremo in piedi il governo a qualunque costo

Paolo Gentiloni con il segretario del Pd Matteo Renzi


Pubblicato il 14/09/2017
Ultima modifica il 22/09/2017 alle ore 02:30
roma

L’altra mattina, nella sede di Mdp, i notabili della “Cosa rossa” riuniti per decidere se proseguire la loro avventura, stavano tutti ascoltando Pier Luigi Bersani, perché è lui il personaggio-chiave di questa operazione: a seconda di dove si sposta lui, salta, o si salda tutto. E ad un certo punto Bersani ha detto: «Non capisco la decontribuzione che si immagina di inserire nella Legge di stabilità per i giovani fino a 29 anni. E quelli di 30?». In quel momento nessuno ha obiettato, ma qualcuno ha pensato dentro di sé al classico «più uno», alla proverbiale retorica di chi alza puntualmente l’asticella, ma per far saltare il banco.  

 

Nella mobile geografia interna alla “Cosa rossa”, con Massimo D’Alema a “sinistra” e Giuliano Pisapia a “destra”, Bersani per ora occupa il centro e dunque ogni sua parola pesa doppio e infatti quella espressione sulla Legge di stabilità ha lasciato tutti col dubbio: cosa faranno i parlamentari di quest’area al momento di votare la Finanziaria? Se, come ha consigliato D’Alema, voterà contro, accadranno due cose molto significative: il governo si ritroverà quasi certamente senza maggioranza; il nuovo movimento a sinistra del Pd assumerà una connotazione massimalista, l’opposto di quel che auspica Pisapia che ancora in queste ore auspica «una sinistra riformista». 

 

Ecco perché sta per aprirsi un capitolo molto delicato, destinato a decidere le sorti sia del governo che della “Cosa rossa”: la trattativa tra il presidente del Consiglio e i vertici dell’area Pisapia per inserire nella Legge di stabilità elementi qualificanti, che consentano alla sinistra di poterla votare. Ecco perché Mdp ha chiesto un incontro al governo, ma per il momento la risposta è stata interlocutoria: né il Presidente del Consiglio né il ministro dell’Economia sono disponibili ad un confronto ritenuto prematuro. Dunque, per il momento ci sarà un incontro con i tecnici. 

 

L’aggrovigliato nodo richiede tempo. Racconta Bruno Tabacci, tra i più vicini a Pisapia: «Dai contatti preliminari che abbiamo avuto, sappiamo che la manovra è ancora in alto mare, sia nei grandi numeri che nelle misure qualificanti. Le nostre proposte si muoveranno di conseguenza». Ma nella galassia Pisapia-Bersani-D’Alema covano due linee, una trattativista e una oltranzista e infatti a Tabacci, si contrappone nettamente Alfredo D’Attorre di Mdp: «Abbiamo dato la nostra disponibilità a una conclusione ordinata della legislatura, ma il Pd ha affossato lo ius soli e rischia di affossare la legge elettorale. Se questi sono i frutti avvelenati del rinnovato fidanzamento tra Renzi e Alfano, nessuno può pensare che noi staremo lì a reggere il moccolo gratis et amore Deo» e dunque per Mdp varrà «il “liberi tutti”, non saremo corresponsabili di una conclusione insensata della legislatura». E dunque se i “duri” alzano il prezzo, la partita è nelle mani del Pd di Renzi e del presidente del Consiglio: quando arriveranno gli emendamenti di sinistra, saranno respinti o esaminati senza pregiudizi? Perché Renzi dovrebbe favorire la ricomposizione del fronte Pisapia-D’Alema? Dice Daniele Marantelli, area Orlando: «Non è il momento dei giochi: Pd e governo cercheranno di fare la migliore Finanziaria possibile, assieme a chi vorrà contribuire». Prevede D’Attorre: «Molto dipenderà da Gentiloni». 

 

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