In vetta per una notte. L’Inter vuole premiarsi dopo la rivoluzione

Oggi a Crotone Spalletti a caccia della 4ª vittoria di fila: “Non crediamoci forti, altrimenti non miglioriamo”

Luciano Spalletti, 58 anni, con Ivan Perisic (28), già due gol in tre partite di questo campionato

Pubblicato il 16/09/2017
Ultima modifica il 24/09/2017 alle ore 02:31
milano

Un salto nel passato e uno nel futuro. Tutto nella stessa partita, quella che l’Inter giocherà oggi pomeriggio a Crotone (ore 15) con un doppio ghiotto obiettivo a portata di mano. Nel mirino di Spalletti c’è la quarta vittoria consecutiva all’esordio, un evento che tra i nerazzurri non si verifica da vent’anni con Gigi Simoni, e soprattutto la possibilità di godersi la vetta della classifica in solitaria. Battendo i calabresi, infatti, e in attesa dei risultati di Napoli e Juve, l’Inter può tornare al primo posto in Serie A: non accade dal 6 gennaio 2016. Per Spalletti, che qualcuno all’Inter ha già ribattezzato «Caronte» (colui che salva le anime perse), la squadra ce la può fare, l’importante è non cadere nell’errore. Quale? È lo stesso allenatore toscano a spiegarlo nel dettaglio: «Non si deve superare il confine tra la fiducia e la presunzione. Non bisogna credersi una squadra forte: se pensi di essere il migliore, c’è meno voglia di perfezionarti». 

 

«Niente presunzione»  

Il concetto è chiaro ed è quello seguito da Spalletti per migliorare l’Inter perduta dello scorso anno. I meriti non mancano e il più importante è aver evitato la partenza di Perisic, che ha recuperato e rilanciato. Tant’è che l’esterno ha iniziato, durante le partite, a rientrare come mai fatto in passato. «Ivan e Icardi sono i migliori nel loro ruolo», dice. Oltre alla rinascita del croato, grazie al lavoro maniacale, Spalletti ha rivoltato anche la difesa diventata quasi ermetica: dalle 49 reti incassate la scorsa stagione è passata a un gol nei primi 270’. «I miglioramenti me li aspettavo, ci sono due come Skriniar e Miranda. Dobbiamo ancora accorgerci delle loro qualità», rimarca orgoglioso il tecnico, che ha rimesso in piedi anche il centrocampo, dove Vecino e Borja Valero, uomini di qualità, hanno preso il posto di Medel e Kondogbia, due giocatori più fisici. Il risultato è un palleggio veloce, triangoli stretti e gol. Che arriveranno anche da altri, perché «il campione non sceglie quando esserlo. E l’Inter deve essere fatta di campioni». 

 

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