La scelta controcorrente della campionessa azzurra: “Lascio la ginnastica e vado in Africa”

Arianna Rocca, plurimedagliata in Italia: “Ritiro senza rimpianti, mi aspetta la Tanzania”

Arianna Rocca


Pubblicato il 20/09/2017
novi ligure

Arianna Rocca si è fermata a Eboli. L’ultima prova della campionessa di ginnastica artistica della Forza & Virtù è stata nel weekend in Campania, poi la decisione di chiudere la carriera. Una scelta che ha motivazioni profonde: il suo futuro sarà in Africa, in particolare in Tanzania, dove l’atleta il prossimo anno andrà ad insegnare ai bambini. 

 

Secondo posto di tappa e argento in classifica generale: un’uscita di scena che non scorderà...  

«In più, ho fatto la gara che volevo: me la sono goduta fino in fondo senza sbagliare quasi nulla. Ricordo ogni passaggio perché ero serena, senza assilli come mai prima d’ora». 

 

E sul podio si è pure tolta qualche sassolino...  

«Se allude al tecnico azzurro Enrico Casella, non si sbaglia. Con lui non c’è mai stato feeling, non ci siamo mai capiti e in Nazionale, a detta di tutti, ho raccolto meno di quello che meritavo. Anche a Eboli, al momento delle premiazioni, il Ct ha perso l’ultima occasione per rendersi simpatico. Però è un problema suo: io ho dato tutto per raggiungere Olimpiadi, Mondiali o Europei». 

 

Una carriera ricca, con tre titoli italiani: rimpianti?  

«Nessuno. Ho ricevuto tanti complimenti e gli allenatori avversari mi dipingono come un esempio per le loro allieve. Avere questi attestati di stima è bello». 

 

La ginnastica è sacrificio: rifarebbe tutto?  

«Sì, non modificherei nulla: la fatica, le delusioni o le gioie fanno parte della vita. Se sono arrivata fino a qui, lo devo alla famiglia in primis: per il mio sport, hanno cambiato città, vita, abitudini, un gesto d’amore impagabile». 

 

Poi, la sua squadra: mai pentita di avere difeso i colori di un team piccolo?  

«Non scherziamo. La Forza & Virtù è stata la mia famiglia sportiva e molto di più che un club di appartenenza. A Roberto Gemme ed Eleonora Gabrielli devo tutto: sono diventata la loro figlia adottiva». 

 

Ricorda la sua prima gara?  

«A Genova, avevo 4 anni e mi seguiva Veronica Scarlini. Vinsi e ricordo l’entusiasmo per quella medaglia, lo stesso del secondo posto di Eboli». 

 

Una carriera con infortuni che le hanno impedito di aspirare a palcoscenici olimpici e mondiali: non le dispiace?  

«Ho sempre guardato avanti e me ne vado dalla ginnastica con la consapevolezza di avere vinto la mia battaglia contro la sfortuna. In una gara decisiva, mi lacerai un tendine ma conclusi l’esercizio e vinsi il volteggio prima di cedere al dolore: io sono così, non mi lascio dominare da fattori esterni, devo essere io a decidere». 

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