La Corea del Nord attacca: “Gli Usa ci hanno dichiarato guerra, abbatteremo i loro jet”

Il ministro Ri Yong-ho: «Pronti a colpire anche fuori da nostro spazio aereo»
AP

Il ministro degli esteri nordcoreano Ri Yong-ho


Pubblicato il 25/09/2017
Ultima modifica il 25/09/2017 alle ore 20:44
new york

Pyongyang è pronta ad abbattere i caccia americani anche se non invadono lo spazio aereo nazionale nordcoreano. È lapidario Ri Yong-ho, il ministro degli Esteri del regime asiatico, che ricorre a toni da «entrata in guerra» convocando uno sparuto gruppo di giornalisti davanti al suo albergo di New York. In realtà la dichiarazione di guerra l’avrebbe pronunciata Donald Trump nei giorni scorsi con le affermazioni fatte durante i lavori della 72 esima Assemblea generale. «I commenti di Trump fatti durante il fine settimana sono una chiara dichiarazione di guerra», ha detto Ri ai cronisti radunati davanti al One UN Hotel, a pochi passi dal Palazzo di Vetro. È lì che ha pernottato il ministro degli esteri nordcoreano in occasione della partecipazione alla ministeriale.  

 

 

«La Corea del Nord si augura sinceramente che la guerra di parole non si trasformi in azioni reali - premette il ministro di Kim -. Ma la comunità internazionale deve tenere ben a mente che sono stati gli Usa a dichiarare guerra per primi alla Corea del Nord e noi abbiamo ogni diritto di prendere le dovute contromisure». Ri afferma che in base all’articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, ogni Paese ha il diritto di difendersi da attacchi e minacce. «La Corea del Nord ha il diritto di abbattere i cacciabombardieri strategici americani anche se non sono ancora entrati nello spazio aereo nazionale», avverte Ri prima di lasciare l’albergo. Poi un attimo di esitazione, torna indietro e avverte: «Con la dichiarazione di guerra di Trump, ogni opzione è sul tavolo». Immediata la replica della Casa Bianca: «Non abbiamo dichiarato guerra alla Corea del Nord, affermarlo è assurdo».  

 

 

Le dichiarazioni dell’emissario di Pyongyang giungono all’indomani di una fine settimana al vetriolo con scambi di accuse e minacce tra lo stesso ministro e il presidente americano. In prima battuta era stato lo stesso ministro degli Esteri ad asserire che la Corea del Nord avrebbe condotto un test di bomba all’idrogeno nel Pacifico, dando attuazione a una delle «azioni di più alto livello» contro gli Stati Uniti. L’invettiva era proseguita dallo scranno più alto dell’Assemblea generale: «Trump sta trasformando l’Onu in un covo di gangster» e proprio a causa sua «saranno inevitabili le visite dei nostri missili in territorio americano». Minacce alle quali Trump ha risposto inviando bombardieri B-1 e caccia F-15 a ridosso del confine con la Corea del Nord, con un messaggio chiaro rivolto a Kim Jong-un: «Fermerò il piccolo pazzo». Ed ora la controreplica del regime.  

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