Inter, soltanto il finale è da salvare. Dietro al terzo posto poco gioco

La vittoria in coda sul Genoa non soddisfa Spalletti: “Noi da 6 meno meno”
ANSA

Danilo D’Ambrosio, 29 anni, sommerso dai compagni dopo il gol vittoria

Pubblicato il 25/09/2017
Ultima modifica il 03/10/2017 alle ore 02:31
milano

Con un turno di anticipo l’Inter ha centrato il primo mini-obiettivo di una stagione che dovrebbe essere quella del rilancio: il 15 ottobre giocherà il derby guardando il Milan dall’alto. E, considerati mercato e calendario, non era così scontato. S’è presa 16 punti su 18 (non capitava dal 2002 con Cuper in panchina), è a +4 sui cugini e resta a -2 dalle due leader. Ma lo striminzito 1-0 sul Genoa, arrivato su palla inattiva all’87’, invita a guardare oltre la classifica. E a S. Siro è stato confermato il trend dell’avvio di campionato: dal 3-0 del debutto con la Fiorentina, l’Inter è in calo continuo. 

 

Ha ricavato molto più di ciò che avrebbe meritato ed è ancora lontana da Juve, Napoli e magari pure da qualcun altro. Se sta meglio del Milan è perché ha cambiato molto meno ed è più squadra. Con una qualità importante: «Noi crediamo sempre di potercela fare, fino in fondo», sottolinea Luciano Spalletti arrivato alla 200a vittoria in A su 412 match. Lo testimoniano gli 8 gol su 12 segnati dal 77’ in poi. Ieri, l’ultimo ha zittito i primi fischi stagionali dei tifosi nerazzurri, spietati con Candreva e Brozovic: angolo di Joao Mario e incornata di D’Ambrosio, che per premio s’è poi beccato un bacio dal suo allenatore.  

 

Cross sballati  

Lieto fine per una sofferenza vera. Come le succede troppo spesso, l’Inter ha avuto Handanovic tra i migliori (un intervento decisivo per tempo: è lui il segreto della difesa meno battuta della A) e, pur ruotando per la quarta volta il trequartista, in attacco non ha mai trovato ritmo né qualità. Spalletti ci ha riprovato con Brozovic, accantonato dopo l’esordio contro i viola, ricevendo in cambio pochissimo. S’è rivisto il grande affanno di Crotone e Bologna. Gruppo lento, tenero nei contrasti, in difficoltà sul pressing avversario. Cercava le fasce, per poi sballare puntualmente i cross, così come già evidenziavano le percentuali disastrose delle prime cinque giornate di Candreva e Perisic. E’ stato aggressivo come dovrebbe solo nei primi 10’ e poi dopo la metà della ripresa quando i neo entrati Eder e soprattutto Karamoh (francoivoriano del 1998) hanno portato idee e freschezza.  

 

Icardi spento  

Ma per spuntarla contro un Genoa attento e sempre pronto a pungere è servito un piazzato. «È una nostra qualità, siamo squadra fisica, forte di testa», mette in risalto Spalletti. In compenso, però, l’altra arma che dovrebbe far compiere il salto all’Inter ha di nuovo fatto cilecca. Icardi non ha nemmeno mai tirato (due reti su rigore nelle ultime quattro partite) e ha combinato l’unica cosa buona salvando al 25’ su Rosi con una diagonale difensiva perfetta. Lodevole, ma da lui ci si attende altro. 

 

Da Spalletti ha ricevuto prima una carezza («Vero, dobbiamo servirlo più e meglio, anche se siamo quelli che crossano di più») e poi una pungolata: «Lui, però, deve cercare la palla abbassandosi per far uscire il marcatore e creando spazi per i compagni». Prima del derby, potrà provarci domenica a Benevento: altri tre punti da prendere al volo per restare lassù, magari giocando un po’ meglio. Il tecnico nerazzurro non nega l’evidenza: «Siamo troppo ordinati, scolastici. Da 6 meno meno meno, insomma... Sulla trequarti ci serve senz’altro più qualità. Il gap con Juve e Napoli c’è ancora: dobbiamo ridurlo ricreando una mentalità vincente». Anche successi piccoli piccoli come questo possono aiutare. 

 

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