Kim: “Ci hanno dichiarato guerra, abbatteremo tutti i caccia Usa”

Il Pentagono: abbiamo un arsenale immenso per affrontare la Corea del Nord
AP

Il leader nordcoreano Kim Jon-un


Pubblicato il 26/09/2017
Ultima modifica il 04/10/2017 alle ore 02:30
new york

Convoca i giornalisti fuori dal Pal azzo di Vetro, si conferisce la licenza di abbattere jet americani nello spazio aereo internazionale, e si congeda con trumpiana lapidarietà: «Ora ogni opzione è sul tavolo».  

È bastata una settimana al ministro degli Esteri nordcoreano Ri Yong-ho per farsi contagiare dalla «showmania» di Donald Trump, tanto da mutuarne affermazioni, provocazioni e prove muscolari che si sono succedute nei giorni scorsi tra Washington e Pyongyang. L’emissario di Kim Jong-un fa sapere di voler di nuovo parlare in pubblico, a meno di 48 ore dal suo discorso all’Assemblea generale. 

 

L’appuntamento è alle 10 (le 16 in Italia) davanti al «One Un Hotel», l’albergo antistante il Palazzo di Vetro. Non c’è tempo per i convenevoli: «I commenti di Donald Trump fatti durante il fine settimana sono una chiara dichiarazione di guerra - avverte Ri -. La Corea del Nord si augura che la guerra di parole non si trasformi in azioni reali». Poi l’attacco frontale: «La comunità internazionale deve però tenere ben a mente che sono stati gli Usa a dichiarare guerra per primi alla Corea del Nord, e noi abbiamo ogni diritto a prendere le dovute contromisure». Il ministro afferma che in base all’articolo 1 della Carta Onu, ogni Paese ha il diritto di difendersi. «La Corea del Nord ha il diritto di abbattere i cacciabombardieri strategici americani anche se non sono ancora entrati nello spazio aereo nazionale», avverte Ri prima di lasciare l’albergo. Poi un attimo di esitazione, torna indietro e chiosa: «Ora ogni opzione è sul tavolo». Avvertimento quest’ultimo a cui l’inquilino della Casa Bianca e il suo staff - che ieri hanno negato con fermezza di aver dichiarato guerra a Kim («affermazioni assurde») - hanno fatto ricorso ogni volta gli si chiedeva se Washington fosse pronta a intervenire militarmente contro Pyongyang. 

 

Passano pochi minuti ed arriva la risposta dell’amministrazione Trump per bocca del portavoce del Pentagono: «Gli Stati Uniti hanno un arsenale immenso da fornire al presidente per affrontare la questione della Corea del Nord».  

La minaccia di abbattere i caccia, del resto, arriva dopo l’invio di bombardieri B-1 e caccia F-15 a ridosso del confine con la Corea del Nord, con un messaggio chiaro di Trump a Kim: «Fermerò il piccolo pazzo». In prima battuta era stato lo stesso ministro degli Esteri, a poche ore dal suo intervento nella ministeriale Onu, ad asserire che la Corea del Nord avrebbe condotto un test con bomba all’idrogeno nel Pacifico, dando attuazione a una delle «azioni di più alto livello» contro gli Usa.  

 

Questa volta però gli analisti ritengono che Trump debba prendere sul serio la minaccia. «Siamo quanto mai vicini a una sorta di conflitto - avverte Jae H. Ku, direttore di Us-Korea Institute della Johns Hopkins University -. Quando si imbocca questa strada l’escalation potrebbe portare a uno scontro a fuoco non proprio accidentale». Anche perché il volo dei jet Usa di sabato è stato quello compiuto più a ridosso negli ultimi tempi, a Nord del 38

o
parallelo, seppure in uno spazio aereo internazionale. In caso di abbattimento non si tratterebbe tuttavia di un episodio senza precedenti: nell’aprile del 1969 i jet nordcoreani abbatterono un velivolo spia americano Lockheed EC-121 disarmato, causando la morte di 31 persone. Allora Pyongyang dichiarò che il velivolo era penetrato nello spazio aereo del Paese, sebbene il Pentagono avesse dimostrato che si l’aereo spia si trovava a 50 miglia nautiche di distanza. Questa volta, tuttavia, per il regime potrebbe non essere nemmeno necessario trovare scuse. 

 

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