Dieselgate, primo mandato di custodia cautelare per un top manager Volkswagen

Secondo i giornali tedeschi, un fedelissimo dell’ex a.d. Winterkorn sarebbe finito in carcere. Si tratterebbe del primo “arresto eccellente”


Pubblicato il 29/09/2017
Ultima modifica il 29/09/2017 alle ore 19:33

A due anni dalla deflagrazione del dieselgate, è finito in carcere il primo manager di altissimo rango del gruppo Volkswagen. Si tratterebbe del 58enne Wolfgang Hatz, ritenuto uno dei fedelissimi di Martin Winterkorn, il dimissionario Ceo del gruppo oggi in pensione a circa 3.000 euro al giorno. Lo riferiscono vari media tedeschi, tra i quali la Sueddeutsche Zeitung e le emittenti NDR e WDR.  

 

Hatz aveva guidato la divisione sviluppo motori di Audi fra il 2001 ed il 2007 prima di venire destinato allo stesso ruolo per l’intero gruppo. Nel 2011 era stato promosso alla direzione della Ricerca e Sviluppo di Porsche, la cassaforte del gruppo all’epoca timonata da Matthias Müller, subentrato a Winterkorn nell’autunno del 2015. 

 

CAIBAL

Wolfgang Hatz in una foto d’archivio, a bordo di una Porsche 918 Spyder  

 

Il fermo (la Süddeutsche Zeitung ipotizza il pericolo di fuga) è stato disposto dalla Procura di Monaco II, quella che si occupa di Audi e che aveva già ordinato l’arresto di Giovanni Zaccheo Pamio, in stato di custodia cautelare dall’inizio di luglio. L’ingegnere italiano sta collaborando con le autorità: secondo quanto riportato dai media tedeschi sarebbero state proprio le sue dichiarazioni ad aggravare la posizione di Hatz.  

 

Mercoledì gli inquirenti hanno effettuato un altro paio di perquisizioni, dopo quella “spettacolare” di marzo in occasione della conferenza di bilancio della casa dei Quattro Anelli. Malgrado la richiesta di scarcerazione, Pamio resta in carcere su richiesta delle autorità americane, secondo le quali l’ordine di installare il defeat device sarebbe partito da lui.  

 

Gli altri arresti negli Stati Uniti  

 

Mentre la Germania indaga, Oltreoceano è già scattata la prima condanna, quella di 40 mesi (4 in più rispetto alle richieste dell’accusa) inflitta a James Robert Liang, 63enne ingegnere di origini indonesiane i cui legali hanno annunciato ricorso. Da quasi 10 mesi è in prigione l’ex manager Oliver Schmidt, che ha alleggerito la propria posizione ammettendo una serie di addebiti. L’Fbi aveva fatto scattare le manette ai polsi di Schmidt all’inizio dell’anno a Miami, mentre questi rientrava “curiosamente” nel paese nonostante molti manager del gruppo se ne tenessero alla larga. 

 

I procuratori bavaresi sembrano aver impresso una svolta all’inchiesta, visto che i colleghi di Braunschweig che indagano su Volkswagen non hanno ancora formalizzato alcun provvedimento pur lavorando al caso da più tempo. Martin Winterkorn è l’indagato più eccellente del filone della Bassa Sassonia. Le attività di Porsche sono al vaglio degli inquirenti di Stoccarda. 

 

Con l’arresto di Hatz, che aveva seguito il progetto di Porsche nella prestigiosa serie Lmp1 del World Endurance Championship, le indagini entrano nella stanza dei bottoni. Messo a “riposo forzato” già nel settembre del 2015, il manager aveva concordato con l’azienda la sua uscita di scena con relativa liquidazione milionaria nel 2016. Nel caso venissero accertate responsabilità, Hatz sarebbe chiamato a restituirla. Per lui di sicuro il problema minore di questa vicenda. 

 

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