“Opel inizierà a usare motori e piattaforme PSA”

Le “sinergie” dovrebbero valere 1,7 miliardi di euro nei prossimi 10 anni, possibili posti di lavoro a rischio

La fabbricazione di una Opel Insignia a Rüsselsheim


Pubblicato il 30/09/2017
Ultima modifica il 30/09/2017 alle ore 20:23

È un processo appena iniziato quello per la fusione di Opel con PSA: il gruppo francese ha recentemente acquisito la marca tedesca, ma saranno necessari anni per la piena integrazione fra le due realtà industriali. Lo ha confermato ad Automobilwoche lo stesso Gilles Le Borgne, responsabile ricerca e sviluppo di PSA: “Inizieremo gradualmente a utilizzare piattaforme e motori PSA per la gamma Opel”.  

 

A oggi sono due le Opel con anima meccanica francese: la Crossland X e la GrandLand X, messe a punto già prima dell’acquisizione da parte del Gruppo parigino. “La Opel sfrutterà l’esperienza della nostra ristrutturazione (sia tecnologica che finanziaria, ndr.). Ci aspettiamo di incrementare le sinergie a ogni sostituzione di modello”, ha dichiarato Le Borgne: in pratica ogni nuova Opel di nuova generazione sarà costruita su un’omologa Peugeot/Citroën. Sinergie industriali (produzione, ricerca e sviluppo) ed economie di scala che nei prossimi 10 anni potrebbero valere circa 1,7 miliardi di euro.  

 

Posti di lavoro a rischio?  

 

Restano sul tavolo due questioni molto importanti, che stanno destando una certa perplessità in Germania. La prima è relativa agli effetti della fisiologica razionalizzazione delle risorse che generalmente segue ogni matrimonio aziendale: in questo senso le prime “vittime” potrebbero essere i reparti di sviluppo e produzione dei motori Opel. Un’eventualità che, fra ingegneri e operai, potrebbe mettere a rischio migliaia di posti di lavoro a Rüsselsheim e Kaiserslautern (ma in ballo ci sono anche Tychy, in Polonia, Szentgotthard, in Ungheria e Aspern in Austria). 

 

Proprio a Rüsselsheim - storica sede della Opel - poco meno di un anno fa sono stati investiti 210 milioni di euro in un nuovo centro di sviluppo e collaudo per propulsori e trasmissioni che dà lavoro a 800 persone. Sono invece 3 mila gli ingeneri Opel, fino a oggi impiegati prevalentemente su progetti GM. Un pseudo-rassicurazione in questo senso l’ha fornita lo stesso Le Borgne, dichiarando che “tutti i modelli Opel saranno sviluppati a Rüsselsheim”. Tuttavia il manager ha pure spiegato che non ci sarà una duplicazione delle competenze nel gruppo PSA: “Creeremo centri di competenza con chiare responsabilità”. 

 

Il futuro del marchio Opel  

 

La seconda questione è il futuro stesso del marchio Opel: diventerà una “declinazione teutonica” di PSA o, come voleva la precedente dirigenza tedesca, si trasformerà progressivamente in un marchio 100% elettrico? Per Carlos Tavares, numero uno di PSA, “se Opel vuole diventare un marchio puramente elettrico, non ci sono problemi. A patto che faccia utili”. Non è quindi escluso che il brand del fulmine faccia da apripista del gruppo PSA in tema di tecnologie green.  

 

Specie perché l’acquisizione di Opel ha permesso ai francesi di accedere alla base tecnica dell’elettrica Ampera-e, un progetto interamente “Made in General Motors”, con buona parte della componentistica sviluppata dalla coreana LG. Al gruppo transalpino GM ha assicurato una collaborazione sullo sviluppo di tecnologie a emissioni zero e lo stesso Tavares ha anticipato che nel 2023 l’80% dei modelli PSA vanterà l’elettrificazione (auto ibrido o a emissioni zero): una percentuale che per essere raggiunta non potrà fare a meno del contributo di Opel. 

 

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