Etf o obbligazioni per investire in valuta

La terza opzione è di aprire un conto corrente in dollari . ono tutte soluzioni molto liquide, ma comportano rischi

Pubblicato il 02/10/2017

Sono un lettore di 36 anni e ricordo un articolo apparso di recente su La Stampa su investimenti in valuta estera che possono rendere di più dei conti deposito e hanno altissima liquidabilità. Oggi ho solo conti deposito e vorrei diversificare. Come si può fare investimenti in valuta estera? Ci sono dei fondi? O compro personalmente valuta estera presso la mia banca e poi riconverto in euro quando il cambio diventa favorevole? 

Dario Va.  

Investire in valuta estera è rischioso, ma se il giovane lettore ha l’obiettivo di una diversificazione strategica del patrimonio che oggi sta parcheggiando in conti di deposito in euro c’è una strada semplice. Basta che acquisti dei fondi comuni, oppure degli Etf (fondi indicizzati quotati in piazza Affari), specializzati sulle borse americana, o svizzera, o inglese, o giapponese, per citare gli esempi più comuni. In questo modo si espone al rischio di cambio con il dollaro Usa, il franco svizzero, la sterlina inglese o lo yen giapponese, e contemporaneamente al rischio azionario, che è una strategia consigliabile se l’ottica è di lungo-lunghissimo termine. Questi prodotti finanziari sono in sostanza dei portafogli di azioni di società estere. Al momento dell’acquisto delle quote dei fondi o degli Etf che contengono queste azioni, l’investitore paga di fatto in euro – al cambio del giorno di ingresso - titoli che hanno nelle rispettive borse le quotazioni in dollari, franchi, sterline o yen. Quando deciderà di vendere, i prezzi in valuta (aumentati o diminuiti che siano nel frattempo) delle azioni estere presenti nei fondi o negli Etf saranno aggiornati al cambio con l’euro (aumentato o diminuito che sia nel frattempo). Il guadagno o la perdita sarà in funzione dei due fattori. C’è un’altra strada per il lettore se vuole esporsi alla variazione valutaria e non anche a quella azionaria: comprare in banca, pagando in euro, obbligazioni in valuta (dollari eccetera) ad altissimo rating (minimizzando il rischio di credito), di aziende, enti sovrannazionali o stati sovrani. Infine, se preferisce ridurre la diversificazione al purissimo aspetto valutario, Dario chieda di aprire un conto corrente in valuta presso una banca. Le maggiori banche, anche quelle online, offrono (come minimo) il conto in dollari. Fondi, Etf, bond quotati e conto corrente sono tutte soluzioni molto liquide. 

 

I conti deposito nelle banche online  

Ho letto un articolo sui conti di deposito offerti da banche on line e banche tradizionali. Vorrei sapere quali istituti li offrono, come aprirli non avendo uno sportello nel luogo in cui si risiede e quali costi e rischi comportano.  

A. Viglio  

I conti di deposito sono offerti da tutte le banche on line e da quasi tutte le banche tradizionali; basta fare una esplorazione su Internet usando ad esempio http://www.confrontaconti.it per scoprire le offerte più convenienti. I costi sono nulli, i rischi sono identici a quelli dei conti tradizionali, con garanzia di ricupero del capitale fino all’importo di 100.000 euro per cointestatario (in base alle norme sul «bail in»). 

 

Una questione di millesimi  

Abito in un condominio di ville a schiera facente parte di un supercondominio di sette edifici. Nel regolamento vengono definite le parti comuni a tutti i sette lotti e vengono definite le parti di proprietà dei singoli lotti tra cui il tetto, le canali di scolo e la fognatura. L’art. 18 del regolamento stabilisce che tutte le spese vanno ripartite in base ai millesimi generali. È necessario il rifacimento di un tratto di fogna usata solo da una parte dell’edificio. A chi spetta pagare le spese?  

F. L.  

L’art. 18 del regolamento condominiale, che prevede la ripartizione per millesimi generali dei beni e degli impianti comuni, non pare di per sé contraria, al disposto dell’art. 1123, comma 3, del c.c., per il quale «qualora un edificio abbia più scale, cortili, lastrici solari, opere o impianti destinati a servire una parte dell’intero fabbricato, le spese relative alla loro manutenzione sono a carico del gruppo di condomini che ne trae utilità». In conclusione, salvo considerare oggettivamente l’impianto fognario un impianto unico non suscettibile di frazionamenti, la ripartizione della spesa di rifacimento del tratto di impianto fognario che attribuisca la spesa, in proporzione millesimale, ai soli condòmini che sono comproprietari e utilizzino quel tratto di impianto, non sembra infondata.  

 

L’antenna centralizzata  

Abito in un condominio con antenna centralizzata. Poiché non possiedo un televisore, ormai da anni, posso richiedere di essere staccata dalla derivazione e non pagare le spese relative alla manutenzione dell’antenna? Altri condomini vorrebbero, inoltre, cambiare l’impianto ormai vecchio. In questo caso potrei non partecipare alle spese? E se volessero mettere una parabolica?  

R.L.  

Salvo esame del regolamento condominiale contrattuale, il condomino può distaccarsi dall’impianto centralizzato di antenna televisiva, ma il distacco non lo solleva dall’obbligo di pagamento delle spese di conservazione. L’antenna televisiva è parte comune dell’edificio a norma dell’articolo 1117 del c.c. Inoltre, l’articolo 1118 del c.c., dispone che «il diritto di ciascun condomino sulle parti comuni, salvo che il titolo non disponga altrimenti, è proporzionale al valore dell’unità immobiliare che gli appartiene. Il condomino non può rinunziare al suo diritto sulle parti comuni. Il condomino non può sottrarsi all’obbligo di contribuire alle spese per la conservazione delle parti comuni, neanche modificando la destinazione d’uso della propria unità immobiliare, salvo quanto disposto da leggi speciali». Il condomino non può neppure esimersi dal pagamento delle spese per l’eventuale installazione della parabola, se deliberata dall’assemblea di condominio. Di fatto, l’articolo 2 bis, comma 13, del Decreto Legge n. 5 del 2001, definisce le opere di installazione di nuovi impianti «innovazioni necessarie ai sensi dell’articolo 1120, primo comma, del Codice Civile».  

 

Dipendente regionale e Ape  

Sono nata il 14 agosto 1955 e sono una dipendente pubblica di una Regione con una anzianità a tutt’oggi pari ad anni 30 e mesi 4 mesi. Resto in attesa di suo chiarimento per ottenere l’Ape volontario ed eventuali suggerimenti. 

M-A. B.  

Deve attendere di compiere i 63 anni di età per poter chiedere e ottenere l’Ape volontario. Risultato? Deve aspettare per avere l’assegno con decorrenza iniziale 1° settembre 2018. 

 

Hanno collaborato:  

GIANLUIGI DE MARCHI 

BRUNO BENELLI 

SILVIO REZZONICO, PRESIDENTE CONFAPPI  

 

Scopri La Stampa TuttoDigitale e abbonati

home

home

I più letti del giorno

I più letti del giorno