“Per le reti elettriche di Terna l’obiettivo è la sostenibilità”

L’ad Ferraris: “L’Italia deve andare avanti con le fonti rinnovabili. La nostra missione all’Onu per promuovere la finanza verde”

Terna possiede e gestisce la rete nazionale di trasmissione dell’energia elettrica . Ha in dote più di 72 mila chilometri di linee ad alta tensione: in Europa nessuno ne ha di più. Quanto a sostenibilità, figura come prima società italiana del settore energia nel Dow Jones Sustainability Index e quarta a livello mondiale


Pubblicato il 02/10/2017
Ultima modifica il 02/10/2017 alle ore 07:52
inviato a new york

«Terna guarda innanzi tutto all’Italia, dove c’è spazio per ulteriori investimenti. Occorre completare il percorso di transizione energetica verso le rinnovabili, lavorare per il potenziamento della rete e ascoltare le richieste dal territorio». È questa l’indicazione strategica fornita dall’amministratore delegato Luigi Ferraris, a margine dei lavori del Private Sector Forum, iniziativa dell’Onu che aveva come tema «Financing the 2030 Agenda: Unlocking Prosperity». 

 

Quali valori condividono Terna e le Nazioni Unite?  

«La missione di Terna a New York è stata dedicata al Private Sector Forum, un’iniziativa del Global Compact che raccoglie imprese, investitori, istituzioni e organizzazioni della società civile per dare concretezza a un impegno congiunto di comportamento responsabile e sviluppo sostenibile, per centrare i Sustainable Development Goals del 2030». 

 

Un campo in cui il vostro di impegno è stato pionieristico.  

«Terna è già presente in diversi indici di sostenibilità, dove è riconosciuta da anni fra le prime aziende a livello internazionale. Lo testimonia la recente conferma nell’indice Dow Jones Sustainability, dove risulta prima società italiana nel settore Electric Utility e quarta a livello mondo. Venire a New York è stata l’opportunità per affrontare assieme ad altri circa 300 interlocutori temi legati alla sostenibilità, in particolare quest’anno alla finanza sostenibile. Eravamo gli unici a rappresentare l’Italia». 

 

Come funziona il Private Sector Forum?  

«All’apertura dei lavori c’è stato un intervento del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, seguito da Al Gore il quale ha puntato sulla necessità di incrociare tematiche di sostenibilità con grandi progetti internazionali. Il lavoro si è poi articolato in tavoli». 

 

Cosa avete portato in dote all’Onu?  

«Tre raccomandazioni elaborate sulla base del percorso virtuoso che abbiamo intrapreso nel finanziamento dei progetti infrastrutturali sostenibili con un utilizzo di forme di finanziamento di tipo verde, come possono essere i “Green Loan” o “Green Bond”. Abbiamo menzionato l’esempio dell’Uruguay dove abbiamo vinto una gara per la costruzione di una rete di trasmissione nazionale che si definisce sostenibile. Il consiglio alle aziende è di dotarsi di report integrati o bilanci di sostenibilità. Come ha fatto Terna su base volontaristica, includendo in bilanci e conti economici accanto ai tradizionali criteri di profitto, parametri che misurano la performance in termini di comportamenti eco-sostenibili». 

 

Le altre due raccomandazioni a chi erano rivolte?  

«Alla comunità degli investitori affinché si proceda verso il modello degli investitori sostenibili’ Ovvero fondi che decidono di investire in aziende virtuose dal punto di vista della sostenibilità, ma che a loro volta devono intraprendere un percorso virtuoso optando per modelli di analisi e utilizzando analisti che siano sempre più specializzati. Infine c’è il ruolo delle istituzioni, cruciale, perché se i governi lanciano grandi gare internazionali su progetti infrastrutturali potrebbero utilizzare criteri di selezione dei vincitori adeguati come, ad esempio, le selezione di aziende inserite negli indici di sostenibilità come il DJSI». 

 

Queste raccomandazioni come saranno utilizzate?  

«Le tre macro-raccomandazioni sono contenute in documento che abbiamo consegnato al Private Sector Forum, che a sua volta farà un documento unico dei lavori da consegnare al Global Compact Project dell’Onu, in cui appunto ci sarà il contributo di Terna, unica azienda italiana presente in quei tavoli. L’obiettivo è lavorare in maniera più inclusiva a tutti i livelli, specie in questo mondo sempre più popolato e parcellizzato». 

 

A quale parte di mondo guarda con maggior interesse Terna?  

«Noi guardiamo innanzi tutto all’Italia, dove c’è spazio per ulteriori investimenti. Occorre completare il percorso di transizione energetica verso le rinnovabili, lavorare per il potenziamento della rete e ascoltare le richieste dal territorio».  

 

Al di fuori dei confini nazionali?  

«C’è l’Africa del Nord ad esempio. Quando la situazione geopolitica si sarà normalizzata diventerà un’area che avrà bisogno di impianti di generazione, e noi contiamo sul progetto di una nuova linea con la Tunisia. Aspettiamo che l’Europa dia l’ok al finanziamento, speriamo nel I semestre del 2018, per poi poter entrare in una fase di pianificazione concreta. Questo favorirebbe l’esportazione di energia in Tunisia, ma il progetto ha un valore di più lungo termine anche in un’ottica libica, visto che i due Paesi sono collegati. Prevale poi la nostra vocazione europea, penso all’Est e al collegamento col Montenegro dal quale potrebbe partire uno sviluppo nei Balcani, dove l’influenza europea è sempre più forte». 

 

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