Dislessia: come riconoscerla e in che modo supportare chi ha il disturbo

Dal 2 all’8 ottobre settimana dedicata ai DSA


Pubblicato il 02/10/2017
Ultima modifica il 02/10/2017 alle ore 09:27

Dal 2 all’8 ottobre l’AID (Associazione Italiana Dislessia) in concomitanza con l’European Dyslexia Awareness Week, organizza anche in Italia la seconda edizione della settimana nazionale della dislessia, un evento che invita a riflettere non solo sui bambini e\o ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento (individuati dall’acronimo DSA), ma anche sulle loro particolarissime abilità. Ecco perché lo slogan di quest’anno è proprio «DSA? Diverse Strategie di Apprendimento. Conoscerle per fare la differenza».  

 

Dislessia: un disturbo su base neurobiologica  

La dislessia è un disturbo dell’apprendimento che riconosce una base neurobiologica: si pensa che potrebbero essere almeno dieci i geni potenzialmente coinvolti nella sua genesi. Il bambino dislessico evidenzia una certa alterazione in alcune aree cerebrali coinvolte nel processo di lettura, ecco perché sin dalla scuola primaria legge in maniera stentata e lenta e può manifestare difficoltà nel comprendere ciò che ha letto, proprio perché le alterazioni cerebrali, a seconda di dove si localizzano, possono influenzarne, in maniera più o meno accentuata, la capacità di associare le lettere scritte, con i suoi corrispettivi. Il disturbo, infine, implica anche una maggiore difficoltà nell’automatizzazione del processo di lettura: i bambini dislessici hanno spesso genitori con una problematica simile.  

 

Esercitarsi non basta  

La dislessia, dunque, è una difficoltà seria che non può risolversi con il solo esercizio di lettura poiché occorre un intervento personalizzato. A tal proposito, infatti, tiene a precisare Luisa Lopez docente di Neurologia clinica e Neuroriabilitazione presso diverse università italiane: «Si deve evitare che il mondo di questi bambini sia definito unicamente dalla dislessia e dalla sua terapia, perché oggi sappiamo che le attività extrascolastiche potrebbero giocare un ruolo molto importante per i bambini con DSA, non solo perché offrono loro un ambiente per sperimentarsi diverso da quello scolastico in cui non ricevono le soddisfazioni che vorrebbero, ma anche perché sempre di più la ricerca internazionale e nazionale ci racconta delle ricadute positive di tali attività sull’apprendimento».  

 

I numeri della dislessia tra l’altro, impongono una seria riflessione sulla sua grande diffusione. Secondo le stime dell’AID i ragazzi che presentano tale difficoltà, sono circa 350 mila. Non è pensabile che il solo esercizio di lettura o un intervento standardizzato uguale per tutti riesca a risolvere un problema di tale portata. La professoressa Lopez dichiara ancora in merito: «Una didattica personalizzata e alcune attività come la musica e lo sport possono aiutare in modo consistente i bambini e ragazzi con dislessia. La musica, per esempio, sembra possa agire positivamente su alcune competenze necessarie alla lettura, quali la consapevolezza fonologica e l’attenzione uditiva. Allo stesso modo le attività sportive possono fornire un modo divertente per lavorare sulle funzioni esecutive. Queste attività se svolte secondo uno stile non competitivo, ma cooperativo, possono aumentare soprattutto nel bambino con DSA l’autostima, accrescere la curiosità e farlo vivere nella serenità che merita». 

 

Come si arriva alla diagnosi  

Per arrivare a formulare una diagnosi certa di dislessia è necessario ricorrere a una valutazione multi professionale alla quale partecipano neuropsichiatra, psicologo, logopedista e neuropsicomotricista in equipe per riuscire a individuare quali esercizi servono a quel bambino per apprendere. Solo con il tempo e dedicandogli moltissime attenzioni sia da parte del personale educativo sia dei genitori, si può arrivare a comprendere quale sia la strategia più giusta di apprendimento per quel bambino. 

 

In linea generale si consiglia alle famiglie dei bambini con DSA di pianificare una strategia educativa che si riveli funzionale alle esigenze del proprio figlio (provare con approccio musicale o sportivo per esempio). È importante capire qual è la potenzialità specifica del ragazzino e tentare di rafforzarla quotidianamente così come è necessario capire se, per agevolare l’apprendimento può essere utile ricorrere a mappe concettuali, fare una sintesi o leggere insieme ad alta voce, per esempio. È fondamentale evitare che il bambino si annoi e perda di interesse verso l’attività proposta volta al suo apprendimento, così come bisogna gratificarlo quando riesce in un’attività, non tanto per il risultato conseguito, ma per l’impegno che ci ha messo.  

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