L’Inter ha il passo, non il gioco: al derby da seconda e da 7+

Doppietta di Brozovic, Benevento ko con un palo e una traversa

Pubblicato il 02/10/2017
Ultima modifica il 10/10/2017 alle ore 02:31
inviato a benevento

Il piccolo stadio di Benevento è colorato di giallorosso, così le tribune, così i seggiolini. E quando vede giallorosso, l’Inter vince, ma ringrazia i pali: all’Olimpico, la Roma ne colpì tre e perse, ieri Memushaj e D’Alessandro hanno preso, rispettivamente, traversa e palo (quest’ultimo poteva significare il colpo del 2-2) e i ragazzi di casa sono rientrati nello spogliatoio a mani vuote. 

 

La vittoria per l’Inter è diventata una compagna di viaggio abituale tanto da portare in nerazzurri al secondo posto in coabitazione con la Juve: sei i successi su sette fatiche, diciannove punti come quindici stagioni fa. Ma centrare il bottino grosso senza esibire un proprio copyright nel gioco lascia sospeso il giudizio sul lavoro della nuova avventura nerazzurra. 

 

Calendario semplice  

L’Inter ha sfruttato il calendario che, dopo i test con Fiorentina e Roma, l’ha portata a sfidare la provincia, grande e piccola, d’Italia, a San Siro o fuori. Tutte partite non da effetti speciali, ma, tutte, o quasi, gare tenute sotto controllo, seppur in mezzo a leggere turbolenze. Non perdere terreno là dove, spesso, i trabocchetti sono in agguato è, sicuramente, un merito, ma, d’ora in avanti, servirà di più.  

 

Il tema del trequartista sembra aver trovato in Brozovic l’interprete del momento perché il croato ha giocato le ultime due sfide e, perché, a Benevento proprio una sua doppietta ha permesso all’Inter di andare in fuga prima dei tremori: di testa il primo centro, su punizione la seconda gioia personale, tre minuti dopo il vantaggio. Il problema di una manovra lenta, prevedibile, senza strappi, invece, appare ancora irrisolto perchè Borja Valero tocca mille palloni senza accendersi e Vecino o Gagliardini non hanno il passo per prendere in mano la squadra e farla girare con continuità. 

 

Nervi saldi  

In mezzo al campo c’è da lavorare: lo sa il tecnico interista Spalletti, lo sanno gli stessi giocatori. C’è da lavorare all’interno di uno spartito dove, comunque, ognuno sa quello che deve fare, meglio, ma seguendo un ordine, e un metodo, già metabolizzato: il merito della nuova Inter, infatti, è quello di non perdere mai la bussola o l’equilibrio. «La mentalità - racconta Spalletti - non si cambia in un attimo. I ragazzi devono essere orgogliosi di quanto fatto perché nessuno ci ha regalato niente. Ora occorrerà affidarci alle nostre qualità, che ci sono...». 

 

Calendario non impossibile e i legni della porta come amici (nessuna squadra in A ne ha visti colpire così tanti agli avversari): dentro a questa combinazione si è vista un’Inter che sa quello che vuole. Il Benevento ci ha provato con tutte le proprie forze a far vacillare la corazzata nerazzurra e, per poco, non ci riusciva: dopo la rete di D’Alessandro ad un niente dall’intervallo, lo stesso D’Alessandro ha centrato il palo al quarto d’ora della ripresa. 

 

L’Inter non partiva così bene dal 2002-03 ed ora guarda oltre alla sosta («Per noi è un pericolo perché i nostri ragazzi in nazionale danno sempre tutto», dice Spalletti) al derby con il Milan, a cui si presenta a più 7 in classifica, e subito dopo al viaggio a Napoli: per aggiornare i numeri al meglio occorrerà qualcosa in più.  

 

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